15:48 13 Gennaio 2026

Caos vortice polare dal 20: FREDDO e NEVE verso l’Italia?

Inverno in movimento: dinamiche fredde o molto fredde in evoluzione tra fine gennaio e febbraio.

Caos vortice polare dal 20: FREDDO e NEVE verso l’Italia?

Il vortice polare, quest’anno, sembra uscito da una sitcom meteorologica: traballa, si deforma, si divide, si ricompone… insomma, tutto tranne che comportarsi da vortice polare serio e composto. Negli ultimi dieci anni non lo avevamo mai visto così ballerino, e il risultato è un inverno che sta distribuendo freddo intenso un po’ ovunque nell’emisfero boreale, dagli Stati Uniti alla Siberia, passando per l’Europa orientale.

L’Italia, come spesso accade, è rimasta ai margini della “festa“: qualche episodio freddo, qualche comparsata nevosa, ma nulla di davvero incisivo. Tuttavia, qualcosa potrebbe cambiare tra il 20 e il 22 gennaio, quando un nuovo assetto barico potrebbe finalmente aprire un corridoio più diretto verso il nostro Paese, soprattutto verso il Nord.

Uno schema barico che torna, torna… ma non convince mai del tutto

Il meccanismo per portare il freddo in Italia è sempre quello: anticiclone russo‑siberiano in espansione, correnti zonali atlantiche indebolite, ondulazioni del getto che permettono alle masse d’aria continentali gelide di muoversi a ritroso verso ovest. I modelli lo mostrano da giorni, lo ripropongono, lo ritirano, lo rimettono… come un trailer che non diventa mai film. Eccone l’ultimo esempio tratto dal modello GFS su base grafica Meteociel, che appare molto convincente a livello termico a 1500m, è previsto per sabato 24 gennaio:

Ecco, come intuirete, negli ultimi aggiornamenti, qualcosa è cambiato: la traiettoria del freddo verso l’Europa centrale e il Mediterraneo sembra più decisa, meno timida, quasi perentoria. Non siamo ancora al “via libera”, ma il segnale è più robusto rispetto alla settimana precedente.

Terza decade di gennaio: solo l’inizio di qualcosa di più grande?

La terza decade di gennaio potrebbe rappresentare solo la fase embrionale di un’evoluzione più ampia e potenzialmente più fredda attesa per febbraio. Il motivo? La stratosfera.

Lì sopra, a 30 km di quota, il vortice polare sta vivendo momenti di forte stress, come si vede anche da questa previsione della sua disposizione per il 27 gennaio, dove appare quasi come un cetriolo, schiacciato ai fianchi da due accumuli di aria “mite”:

Qualunque sia la forma finale, il messaggio è chiaro: quando la stratosfera e la troposfera interagiscono così, qualcosa in accade in Europa e nel nord America, anche in termini di ondate fredde più frequenti e più incisive.

Ecco perché febbraio potrebbe essere il mese in cui il freezer russo apre e chiude le porte più volte, con possibili irruzioni fredde ripetute verso l’Europa.

Cosa potrebbe succedere in Italia

Dal 20–22 gennaio in poi

-Possibile ingresso di aria più fredda da est o nord‑est.
-Maggior coinvolgimento del Nord Italia.
-Occasioni per nevicate a bassa quota se si attivano minimi mediterranei.

Febbraio: il mese da tenere d’occhio

Se lo split stratosferico si concretizza, l’Europa potrebbe vivere una fase più fredda e dinamica.
L’Italia, soprattutto il Nord e il versante adriatico, potrebbe essere coinvolta in più episodi freddi e nevosi.

Sintesi

  • Il vortice polare è estremamente disturbato e sta favorendo ondate di freddo diffuse nell’emisfero nord.
  • L’Italia è stata finora ai margini, ma tra il 20 e il 22 gennaio potrebbe aprirsi una finestra più favorevole all’arrivo di aria fredda.
  • La terza decade di gennaio potrebbe essere solo l’inizio: la stratosfera mostra segnali di possibili eventi importanti (split o forte deformazione).
  • Febbraio rischia di essere il mese più freddo e dinamico dell’inverno.

Giudizio di affidabilità previsionale

  • Evoluzione 20–26 gennaio: affidabilità medio‑bassa (40–45%) I modelli mostrano la dinamica invernale, ma non c’è ancora convergenza piena di tutti i modelli.
  • Tendenza fredda per febbraio: affidabilità media (35-45%) I segnali stratosferici sono reali, ma la risposta troposferica non è mai garantita.
  • Scenario di ondate fredde ripetute: affidabilità bassa (30–35%) Possibile, ma ancora troppo lontano per essere definito.
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