NEVE e GELO dal 20: ecco le carte che stupiscono
Anticiclone russo‑siberiano in espansione: possibili afflussi freddi verso l’Italia tra il 22 e il 26 gennaio.

L’ultima decade di gennaio potrebbe segnare un cambio di passo significativo nella circolazione atmosferica europea. Le più recenti elaborazioni modellistiche evidenziano infatti un progressivo rafforzamento dell’anticiclone russo‑siberiano, figura barica tipicamente associata a masse d’aria molto fredde e continentali, capace di influenzare in modo marcato il tempo sul Vecchio Continente quando riesce a spingersi verso ovest.
Parallelamente, si osserva un indebolimento delle correnti zonali atlantiche: un segnale importante, perché riduce la capacità delle perturbazioni oceaniche di scorrere rapidamente da ovest verso est, favorendo invece ondulazioni più marcate del getto e deviazioni dei vortici ciclonici verso il Mediterraneo.
Perché l’anticiclone russo‑siberiano potrebbe diventare protagonista
Tra il 20 e il 22 gennaio, la struttura anticiclonica fredda tenderà a consolidarsi tra Russia europea e aree caucasiche, estendendo gradualmente il proprio dominio verso l’Europa orientale. Questo processo è favorito da:
- Affievolimento del flusso zonale atlantico, che lascia spazio a scambi meridiani più pronunciati.
- Raffreddamento intenso del suolo russo, che alimenta la massa d’aria gelida continentale.
- Possibile formazione di un ponte anticiclonico tra Russia e Scandinavia, configurazione spesso precursore di irruzioni fredde verso l’Europa centrale.
In questo contesto, i vortici ciclonici atlantici, anziché dirigersi verso le Isole Britanniche o la Scandinavia, potrebbero essere deviati verso la Penisola Iberica o direttamente nel Mediterraneo.
Il ruolo dei minimi mediterranei: richiamo di aria fredda e potenziali nevicate
Una volta posizionati nel Mediterraneo occidentale o centrale, i cicloni possono generare richiami di aria fredda da est o nord‑est, convogliando verso l’Europa centrale e l’Italia masse d’aria di origine continentale. Ecco una delle carte che stupiscono di più gli addetti ai lavori stamane, è una configurazione del modello ECMWF su base grafica meteociel.fr:

Si nota la massa d’aria (di colore blu) muoversi in senso retrogrado verso il centro Europa e parte dell’Italia. Al suo interno celano temperature particolarmente basse, che possiamo osservare in questa mappa termica a 1500m tratta sempre dal modello ECMWF su base grafica meteociel.fr

Gli effetti principali sarebbero:
1. Calo termico marcato
Temperature sotto media anche di 4–8°C nelle regioni esposte ai venti orientali.
Possibili gelate diffuse in pianura, specie al Nord e nelle valli del Centro.
2. Incremento del rischio neve
La combinazione tra aria fredda e ciclogenesi mediterranea è uno dei pattern più favorevoli per nevicate a bassa quota in Italia. Le aree potenzialmente più esposte sarebbero:
Nord Italia, soprattutto pianure occidentali e pedemontane.
Adriatiche, con possibili episodi nevosi fino in collina.
Appennino centrale, con accumuli anche significativi.
Molto dipenderà dalla posizione esatta dei minimi di pressione, elemento ancora incerto. La media degli scenari tratta dal modello GFS sempre su base grafica meteociel.fr propone temperature al di sotto dello zero a 1500m abbracciare gran parte dell’Europa e del nord e centro dell’Italia intorno al 24 gennaio, come vediamo qui sotto, e questo è un segnale non trascurabile rispetto all’attendibilità della configurazione barica proposta:

Finestra più favorevole: 22–26 gennaio
Le emissioni modellistiche individuano tra il 22 e il 26 gennaio il periodo con la maggiore probabilità di afflussi freddi di estrazione siberiana. Tuttavia, la percentuale di scenari che supportano questa evoluzione si aggira attorno al 30% per il modello ECMWF e attorno al 55% per GFS, un segnale che:
- conferma la potenzialità dell’evento,
- ma evidenzia anche una forte dispersione previsionale, tipica delle dinamiche a lungo termine.
Gli scenari alternativi includono:
Scenario 1 – Afflusso freddo deciso (35%)
Ingresso di aria continentale fino al Mediterraneo.
Neve possibile a bassa quota.
Temperature molto sotto media.
Scenario 2 – Freddo marginale (40%)
L’anticiclone resta più orientale.
L’Italia riceve solo un richiamo freddo attenuato.
Precipitazioni più scarse e neve confinata in montagna.
Scenario 3 – Ritorno delle correnti atlantiche (25%)
Il flusso zonale si riattiva.
Precipitazioni sparse ma clima meno freddo.
Neve relegata alle alte quote.
Conclusioni: un potenziale cambio di circolazione, ma con incertezze elevate
L’evoluzione prevista dal 20 gennaio in avanti appare meteorologicamente molto interessante: l’anticiclone russo‑siberiano potrebbe tornare a influenzare il tempo europeo, aprendo una finestra favorevole a irruzioni fredde verso il Mediterraneo.
Tuttavia, la bassa percentuale di scenari concordi impone cautela. Il periodo 22–26 gennaio resta quello con il maggior potenziale per un afflusso freddo significativo, ma serviranno ulteriori conferme nei prossimi aggiornamenti modellistici.
In sintesi:
- Pattern favorevole c’è,
- la dinamica è plausibile,
- ma la previsione non è ancora solida

