13:23 25 Gennaio 2026

Stratosfera: il vortice polare si spacca, GELO e NEVE su Europa ed Italia a febbraio?

Europa nel mirino dei cicloni, ma lo sguardo corre alla Stratosfera: possibile evento “spettacolare” entro il 5 febbraio, con la possibilità di una svolta gelida e nevosa anche sull'Italia

Stratosfera: il vortice polare si spacca, GELO e NEVE su Europa ed Italia a febbraio?

L’Europa vive una fase atmosferica che ricorda più un tardo autunno che il cuore dell’inverno. Una vera e propria “famiglia” di cicloni sta invadendo il centro del Continente e l’Italia, imponendo condizioni di maltempo frequente, con neve sulle Alpi a quote relativamente basse ma temperature spesso miti al centro-sud, in alcuni casi quasi primaverili.
Il grande freddo resta confinato sull’est europeo, ma soprattutto molto più a nord rispetto alla nostra latitudine: il punto di contatto tra l’aria gelida continentale e le masse d’aria umide atlantiche, quello che potrebbe generare nevicate abbondanti fino in pianura, rimane ancorato tra Danimarca, Baltico e Mare del Nord.
E lì resterà almeno fino alla fine del mese, come vediamo da questa mappa barica prevista dal modello GFS per il 31 gennaio su base grafica Meteociel, che mette in evidenza proprio l’area di contatto tra le masse d’aria di origine diversa. Nel cerchiolino le aree che sperimenterebbero forti nevicate:

Vediamo dove si collocherebbe il freddo severo in Europa proprio a 1500m, sempre secondo questa mappa del modello GFS su base grafica Meteociel, come vedete resta sempre lì, lontano da noi:

Il vero “spettacolo” si prepara però in Stratosfera

Mentre la troposfera europea continua a essere dominata da correnti occidentali e depressioni atlantiche, in Stratosfera sta maturando un disturbo di portata notevole. Le simulazioni indicano la possibilità (non la certezza!) di una netta divisione del vortice polare stratosferico in due lobi distinti entro il 5 febbraio, separati da un potente strat-warming: un riscaldamento marcato della stratosfera polare, capace di alterare profondamente la circolazione atmosferica.
Lo avete visto in copertina grazie alla nostra rielaborazione grafica, ma qui lo vediamo tecnicamente a 31km di altezza sopra all’Europa più settentrionale, col vortice polare verso la Russia:

Uno dei due lobi gelidi potrebbe puntare proprio verso l’Europa centro-orientale. Tuttavia, come sempre accade in questi casi, il punto cruciale non è ciò che avviene in Stratosfera, ma se e come il disturbo riuscirà a propagarsi verso la Troposfera, cioè verso i livelli atmosferici che determinano il nostro meteo quotidiano.

Propagazione: l’incognita decisiva

La propagazione tuttavia non è affatto garantita. Se non avviene, l’evento resta confinato in alta quota, con effetti limitati o nulli sul meteo europeo. Se invece la propagazione si concretizza, le conseguenze potrebbero essere molto rilevanti: un cambio di assetto barico, un indebolimento della corrente a getto e la possibile discesa di masse d’aria molto fredde verso l’Europa e forse anche verso l’Italia entro la fine della prima decade di febbraio o poco più avanti.

Alcuni run del modello GFS mostrano già segnali sporadici di scenari più invernali, ma non possono essere collegati direttamente allo strat-warming: prima l’evento deve completarsi, poi occorre attendere alcuni giorni per valutare la reale propagazione. Ve ne mostriamo comunque una, sempre tratta dal modello GFS con base grafica Meteociel, che evidenzia la presenza dell’anticiclone freddo sull’est europeo con aria gelida che cerca di raggiungerci correndo lungo il suo bordo orientale:

Un segnale che mancava da anni

Negli ultimi inverni il vortice polare stratosferico si è spesso limitato a deformarsi, allungarsi, diventare ellittico, spostandosi verso una sola porzione dell’emisfero. Un comportamento dinamico, sì, ma raramente capace di produrre effetti eclatanti sul meteo europeo.
Questa volta, invece, il disturbo appare più profondo e strutturato. Non significa automaticamente gelo e neve, ma rappresenta un segnale che non si vedeva da tempo.

Cosa NON dobbiamo aspettarci

È importante chiarire un punto: non è l’aria fredda della Stratosfera a “scendere” in Troposfera. Il meccanismo è diverso: il disturbo modifica la forma e la forza della corrente a getto, alterando la disposizione delle alte e basse pressioni. È questo rimescolamento barico che può aprire la strada a irruzioni fredde più incisive.

Probabilità attuale: bassa, ma non trascurabile

Ad oggi, la possibilità che l’evento stratosferico si propaghi e produca effetti significativi sull’Europa e sull’Italia non supera il 20%. Una quota modesta, ma sufficiente per mantenere alta l’attenzione, soprattutto considerando la potenziale portata dell’evento.

Sintesi finale

L’Europa continua a essere dominata da cicloni e correnti miti, con il freddo relegato molto a nord. Solo al nord, grazie alla presenza di sacche d’aria fredda, riescono a verificarsi nevicate a bassa quota, segnatamente a ridosso delle Alpi e tali eventi si ripeteranno probabilmente sino a fine gennaio.
In Stratosfera, però, si prepara un disturbo importante del vortice polare, con possibile split e strat-warming entro il 5 febbraio.
Se la propagazione verso la Troposfera dovesse avvenire, ipotesi oggi stimata attorno al 20%, l’assetto barico europeo potrebbe cambiare radicalmente, aprendo la strada a una fase di inverno vero e crudo nella prima decade di febbraio. Un segnale raro negli ultimi anni, che merita di essere monitorato con grande attenzione.