12:24 23 Gennaio 2026

Possibile NEVE in pianura anche il 31 gennaio: le aree interessate

Il modello ECMWF rilancia: possibile terzo episodio nevoso il 31 gennaio, anche se altri modelli ancora non confermano.

Possibile NEVE in pianura anche il 31 gennaio: le aree interessate

Dopo aver individuato con buona coerenza le nevicate a bassa quota attese tra il 23 e il 25 gennaio su parte del Nord Italia e il nuovo peggioramento previsto per mercoledì 28, il modello europeo ECMWF torna a distinguersi dalla “concorrenza” proponendo un ulteriore episodio perturbato per sabato 31 gennaio. Una prospettiva che, al momento, appare isolata nel panorama modellistico, ma che merita attenzione per la persistenza con cui il centro europeo sta riproponendo lo scenario da diverse emissioni.

La dinamica prevista da ECMWF

Secondo l’ultima proiezione, una saccatura nord-atlantica riuscirebbe a scendere verso il Mediterraneo centrale, coinvolgendo direttamente l’Italia. La struttura depressionaria, piuttosto ben definita nelle mappe del modello europeo, come vediamo da questa mappa a 5500m su base grafica Meteologix:

Questo quadro porterebbe:

  • precipitazioni diffuse su gran parte delle regioni;
  • un certo calo delle temperature sul nord-ovest, favorito dal rovesciamento di aria più fredda dalle quote superiori;
  • e dunque condizioni termiche nuovamente idonee a nevicate a quote basse sulle Alpi, con particolare riferimento ai settori occidentali.

Il dettaglio più rilevante riguarda il Piemonte, dove ECMWF continua a mostrare valori termici compatibili con nevicate fino in pianura, specie tra Torinese, Cuneese e fondovalle alpini. Un coinvolgimento più marginale, ma non del tutto escluso, potrebbe interessare anche l’estremo ovest della Lombardia, dove la colonna d’aria risulterebbe al limite ma potenzialmente sufficiente per qualche episodio nevoso a bassa quota. Ecco la sommatoria dei fenomeni prevista per la giornata di sabato 31 gennaio:

Come vedete in questa scala di colori il verde segnala la possibilità di nevicate deboli, il giallo e soprattutto il marroncino di nevicate di una certa consistenza, comprese tra 10 e 30cm, naturalmente a quote superiori ai 1000m circa. Chiaro che 2-3cm di neve potrebbero cadere anche in pianura sul Piemonte e i fondovalle alpini, specie aostano e trentino, ma anche nell’alto Varesotto in Lombardia.
Come vedete farebbe troppo caldo per nevicate sul resto della Valpadana e nemmeno sull’Appennino tosco-emiliano, se non sulle cime.
Eccole infatti le temperature previste a 1500m per l’alba di sabato 31 gennaio, sempre secondo ECMWF e su elaborazione grafica Meteologix, che evidenziano i valori più bassi tra il Piemonte, il Sottoceneri in Ticino e il Varesotto:

Gli altri modelli: un quadro molto diverso

A rendere la previsione particolarmente delicata è il fatto che la maggior parte degli altri modelli numerici non supporta lo scenario proposto da ECMWF. Sia i modelli americani sia quelli canadesi e britannici mostrano:

  • una saccatura più blanda o deviata verso est;
  • precipitazioni più scarse o assenti sul Nord Italia, soprattutto sul settore occidentale;
  • temperature meno favorevoli a nevicate a bassa quota.

In altre parole, lo scenario europeo appare abbastanza isolato, e questo riduce fisiologicamente la solidità previsionale, riducendone l’affidabilità al 35%.

Perché ECMWF insiste?

La persistenza del modello europeo nel proporre la stessa dinamica per più emissioni consecutive è un elemento che non va ignorato. Quando ECMWF mantiene una linea interpretativa per più emissioni, spesso significa che sta intercettando un segnale fisico reale, anche se ancora poco chiaro o non colto dagli altri centri di calcolo.

Tuttavia, la distanza temporale, siamo oltre i 7 giorni, lascia ampio margine a cambiamenti anche significativi. Ecco la media degli scenari che comunque evidenzia un quadro molto simile all’emissione ufficiale:

Conclusione: quanto è affidabile questa previsione?

Al momento, lo scenario del 31 gennaio proposto da ECMWF può essere definito interessante ma con affidabilità non superiore al 35%. La coerenza interna del modello europeo è un punto a favore, ma l’assenza di conferme dagli altri principali modelli numerici pesa molto di più.

In sintesi:

  • Affidabilità bassa (30–35%), ma non trascurabile.
  • Scenario da monitorare nelle prossime 48–72 ore.
  • Possibili aggiustamenti significativi sia nella traiettoria della saccatura sia nelle termiche associate.

Se ECMWF dovesse continuare a insistere e gli altri modelli iniziassero a convergere, lo scenario potrebbe rapidamente acquisire credibilità. Per ora resta una ipotesi minoritaria, ma con potenziale impatto, soprattutto per Piemonte e settori alpini occidentali.

In sintesi

L’inverno sembra voler alzare la voce proprio in chiusura di gennaio. Dopo i peggioramenti attesi nei prossimi giorni, segnaliamo una data da segnare sul calendario: sabato 31 gennaio.

Ecco i punti chiave per capire cosa potrebbe succedere:

  • Il “pronostico” del modello europeo: Mentre quasi tutti i principali centri di calcolo sono scettici, il prestigioso modello europeo ECMWF insiste da giorni su una nuova ondata di maltempo. Se avesse ragione, una perturbazione dal Nord Atlantico colpirebbe in pieno l’Italia proprio l’ultimo giorno del mese.
  • Dove potrebbe nevicare: Il bersaglio principale sarebbe nuovamente il Nord-Ovest. Le temperature potrebbero essere abbastanza basse da portare la neve fino in pianura in Piemonte (specialmente tra Torino e Cuneo) e, forse, anche nell’estremo ovest della Lombardia (zona Varese). Fiocchi attesi anche nei fondovalle alpini e in Valle d’Aosta.
  • E nel resto d’Italia? Altrove farebbe troppo caldo per la neve. In pianura padana centro-orientale e sull’Appennino si tratterebbe principalmente di pioggia, con nevicate relegate solo alle quote più alte.
  • Quanto è affidabile? Al momento la prudenza è d’obbligo. Diamo a questa previsione un’affidabilità del 30-35%. Essendo uno scenario “isolato” (non confermato dai modelli americani o inglesi), potrebbe cambiare drasticamente nelle prossime ore ma è una base che ci conferma che l’inverno non è ancora morto
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