NEVE in pianura diffusa: dove e quando potrebbe arrivare
Le condizioni che potrebbero riportare la neve a bassa quota tra fine dicembre e inizio gennaio. L’inverno prova a cambiare marcia: cosa indicano ora i modelli.

Molti si aspettano che nel cuore dell’inverno la neve possa scendere sino in pianura. Il problema è che per realizzare le condizioni di neve devono incastrarsi molti elementi, alcuni più semplici da riscontrarsi, altri che richiedono configurazioni bariche più complesse.
Il quadro barico più semplice (e relativamente più frequente negli ultimi anni) per vivere situazioni nevose in pianura o sulle coste si realizza solitamente quando una massa d’aria artica raggiunge l’Italia da nord o da nord-est, ma certamente solo per le regioni esposte a questo tipo di circolazione.
Dunque se arriva una massa d’aria del genere, come quella che sembrerebbe proporsi dai modelli per la fine di dicembre e ad inizio gennaio, le regioni che più facilmente potrebbero assistere a nevicate a quote molto basse o addirittura localmente pianeggianti, sarebbero Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, nord Puglia e Lucania, oltre naturalmente ad alcune zone interne appenniniche del centro-sud, come l’Umbria orientale, il Reatino, il Frusinate, l’Irpinia, il Sannio.
Se l’affondo arriva da nord i fiocchi potrebbero coinvolgere anche le zone alpine di confine, mentre da est potrebbe esserci un effetto stau, cioè di sollevamento forzato dell’aria umida lungo le Alpi occidentali e l’Appennino emiliano con un po’ di neve coreografica sino a bassa quota.
Altrove il tempo non riserverebbe nevicate degne di nota.
Ecco un quadro barico potenzialmente previsto sul finire di dicembre (28-30) che realizzerebbe queste condizioni:

Ed ecco le POTENZIALI conseguenze nevose prospettate dal modello GFS con una scala di colori dall’azzurrino (rischio basso 10-20%), al verde (rischio medio 45%) e infine marroncino (rischio medio alto: 65%) proprio per il periodo 29-30 dicembre sull’Italia:

E questa situazione potrebbe (condizionale sempre d’obbligo) ripresentarsi anche all’inizio di gennaio 2026, sempre sulle medesime regioni perché l’anticiclone, nonostante qualche emissione provi a vedere un suo ulteriore arretramento verso ovest, potrebbe invece restare stazionario, regalando il freddo severo sempre sull’est del Continente e solo qualche refolo da noi, specie al centro-sud e ancora una volta lungo l’Adriatico. Infatti anche questa mappa per il 2 gennaio evidenzia nuovamente una più alta probabilità di neve sin verso i 200-300m:

Si possono aggiungere alle regioni precedenti parte dell’Emilia-Romagna, anche costiera, parte del basso Lazio e un maggiore interessamento delle zone alpine di confine, la Barbagia in Sardegna, Madonie, Nebrodi, Peloritani ed Etna in Sicilia.
E la classica nevicata di addolcimento in Valpadana? Ecco, quella necessita di un incastro più difficile, perché o arriva un vortice freddo molto intenso che va a scavare un minimo padano o a ridosso del Ligure (cosa ormai molto rara) o deve intervenire una depressione da ovest richiamando aria mite ed umida dai quadranti meridionali che sovrascorra su quella fredda, generando una nevicata diffusa sino in pianura.
Ecco: questa ipotesi appare al momento quella meno percorribile, anche se qualche modello la ipotizza, (ma più facilmente addirittura dopo l’Epifania), un arco temporale troppo lungo, che capirete non possa nemmeno essere preso in considerazione, sarebbe come tirare i dadi al bar.
Insomma sono giorni cruciali per l’inverno e la neve, ma se c’è qualcuno che ha chances di poterla vedere, oltre alle Alpi alla Vigilia di Natale ovviamente, sono gli abitanti delle regioni adriatiche, appenniniche e in genere del meridione.

