Un ciclone tropicale in casa? Non proprio
TLC nel Mediterraneo. E' già successo e risuccederà ma quello di questi giorni non sembrerebbe in grado di diventarlo a tutti gli effetti.

Probabilmente qualcuno dirà che questa è una disquisizione accademica e che potevamo risparmiacela, ma l’evoluzione calda del clima sulla Terra si studia anche a partire da questi fenomeni. Su un mare Mediterraneo costantemente fresco, sarebbe impossibile pensare alla formazione di queste figure perturbate "ibride", ma parleremmo unicamente di depressione extra-tropicale senza starci troppo a pensar su.
Invece proprio il particolare periodo in cui si è incastrata nel Mediterraneo questa depressione, il mare caldo dopo un’estate rovente e la particolare evoluzione della figura perturbata, suggeriscono qualche riflessione in più. Quando una depressione invecchia i minimi al suolo e quello in quota tendono a sovrapporsi e si parla di barotropismo. Da lì in poi la depressione finisce per colmarsi entro qualche giorno.
Qualora però il vortice continuasse a ricevere "nutrimento" dal mare, la sua natura potrebbe modificarsi e così assumerebbe un cuore caldo, una sorta di piccolo uragano mediterraneo, o di Medicane, come si dice oggi. Simili cicloni hanno la maggiore possibilità di formarsi sui nostri mari proprio nel mese di settembre (22%).
La letteratura le definisce più propriamente come "tempeste ibride" o "bombe mediterranee" ed oltretutto per essere definite tali devono essere caratterizzate dalla presenza di un occhio a cuore caldo, cioè con temperature anche di 6°C superiori a quelle che si registrano nei settori perturbati circostanti.
L’occhio deve essere ben definito e senza nubi, e tutta la figura deve essere accompagnata da ventilazione sostenuta, almeno con venti a 100km/h e accompagnati da precipitazioni temporalesche e da piogge intense e abbondanti, con diametro di circa 200-300km, ma talvolta anche di 400, con vita media del ciclone stimata in circa 48 ore.
In questo caso gioca a favore l’eccesso di energia termica accumulata sul mare, che si trasforma in energia cinetica, con importante moto vorticoso dell’aria. La zona è quella del Mar di Sardegna. Condizioni favorevoli sono anche l’isolamento del vortice proprio in prossimità dell’isola e la presenza di un’area di discontinuità frontale quasi stazionaria al livello del mare.
Una volta formatosi il vortice funziona come una pompa di aspirazione che risucchia calore e vapore dal mare; la pressione si approfondisce e il vento si intensifica. Ecco, tutto questo dai nostri modelli a scala limitata si vede solo per poco e in modo parziale nella giornata di martedì, per poi lasciar subito spazio ad un indebolimento di tutta la struttura. Altre carte ne vedono un nuovo potenziamento intorno a giovedì, venerdì, sul basso Tirreno, ma lì potrebbe essere già tardi.
Comunque sia terremo d’occhio tutta la struttura.
Autore : Alessio Grosso
