Poco ghiaccio nell’Artico, inverni più freddi in Europa? Mah!
Ci sono diverse teorie.

L’estensione dei ghiacci dell’Artico ha toccato un nuovo minimo storico, dopo quello del 2007. E’ successo il 26 agosto 2012, e come ampiamente documentato anche su MeteoLive, dal 1979 ad oggi i ghiacci del Polo Nord sono andati sempre riducendosi, con un’accelerazione importante nell’ultima manciata d’anni. In pratica si è sciolta circa la metà del ghiaccio presente 30 anni fa.
Il confronto tra l’agosto del 1980 e quello del 2012, a cui si riferiscono le immagini che vi mostriamo, lascia senza parole.
Qualcuno ha associato la fusione del ghiaccio
artico ad un’evoluzione invernale fredda per l’Europa, almeno temporanea, a causa di vasti tratti di Mar Glaciale Artico rimasti liberi da ghiacci, che fungerebbero da calamita per l’alta pressione, con il freddo dunque più propenso a muoversi verso sud, altri invece ritengono che questa situazione penalizzi complessivamente tutte le stagioni, e specialmente le basse latitudini.
In pratica ne risulterebbero ridotti gli scambi meridiani di calore, con pacchetti di aria fredda sempre più esili che solo a stento raggiungerebbero il centro Europa, e quasi mai il Mediterraneo, il vortice polare perderebbe importanza nelle stagioni intermedie e in altre parole si arriverebbe a sperimentare stagioni sempre più secche e calde alle latitudini mediterranee, con anticiclone delle Azzorre ormai confinato ad ovest dalla scarsa propensione ad accelerare della corrente a getto ed anticiclone africano sempre più invadente sull’Italia e sino al centro Europa.
C’è infine da considerare l’opinione di coloro che, limitando l’analisi alla sola salute dei ghiacci polari, vedono proprio in un’alta pressione frequente in sede polare in inverno, un mezzo per arrivare a raffreddare le acque superficiali oceaniche, utile a ricostruire la calotta, almeno parzialmente, mentre nelle altre stagioni, un certo dinamismo farebbe molto meglio di tante giornate soleggiate e stabili.
Autore : Alessio Grosso
