Monitoriamo la SICCITA’: alcune regioni sono in condizioni CRITICHE
L'eccessiva permanenza di anticicloni più o meno forti hanno fatto salire nuovamente l'allarme siccità su diverse regioni. In questa sede prenderemo in considerazioni le aree più critiche.
Su diverse regioni seguita a piovere con il contagocce. Sale di conseguenza l’allerta per condizioni siccitose che in alcune aree hanno fatto scattare molti provvedimenti per consentire di risparmiare più acqua possibile in vista della stagione calda.
Lo scorso anno era il settentrione a soffrire maggiormente la sete; ricorderete sicuramente il bacino del Po quasi prosciugato, con tutti i problemi del caso. Quest’anno il medesimo problema è presente al sud ed in buona parte lungo il versante adriatico e sulle Isole. In alcune zone della Sicilia le precipitazioni sono state davvero scarse e di conseguenza i bacini imbriferi si presentano già ora molto carenti.
Vediamo comunque la mappa della siccità aggiornata ad oggi, lunedi 19 febbraio. Questa cartina mostra la situazione dei terreni ad 1 metro di profondità.
Notiamo che le zone senza problemi idrici non sono molte in Italia. Diverse regioni sono alle prese con un grado di siccità moderato, mentre quasi tutto il versante adriatico presenta una siccità grave, questo perchè sono mancate le ciclogenesi mediterranee che facilitano l’accumulo di pioggia in questo settore italico.
Le situazioni più critiche, con un grado di siccità estrema, le ritroviamo sull’est della Sardegna, quasi tutta la Sicilia e la Calabria Ionica. Queste sono le regioni più a rischio per la prossima stagione estiva.
Non dimentichiamoci che l’inverno dovrebbe essere la stagione più piovosa per il meridione e le Isole; se su queste regioni non piove adesso è più difficile che lo faccia in seguito. Arrivare alla fine della stagione più piovosa dell’anno con i bacini a secco non può assolutamente deporre bene per la futura stagione estiva.
Poi c’è il problema della neve mancata; va da sè che il maggiore ricarico delle falde idriche si abbia con la fusione lenta del manto nevoso che dovrebbe avvenire in primavera. Se questo manca (in Italia questo inverno è caduto il 64% in meno della neve attesa), le sole piogge possono anche non bastare per il recupero, in quanto una buona percentuale di precipitazione viene dilavata dal terreno e va via per ruscellamento, senza penetrare nelle falde.