00:00 10 Gennaio 2011

Il 1998 resta l’anno più caldo, il 2010 ci è rimasto male, prossimi anni più freschi?

Anche il ciclo solare 24 rivisto al ribasso

Il 1998 resta l’anno più caldo, il 2010 ci è rimasto male, prossimi anni più freschi?


Guardate quanto era più dinamica l’attività solare all’inizio del 2000 e di quanto sia calata negli ultimi 3 anni. Ora stiamo vivendo una lieve risalita, con il ciclo 24, atteso con i suoi modesti massimi entro il 2013, ma dal 2015 o 2016 partirà un altro letargico ciclo. 

Che il 2010 ed il 1998 siano stati anni di forte Nino non credo ci siano dubbi. Certo quello del 2010 è risultato più forte, ma anche più breve e soprattutto, a quanto si apprende dall’analisi degli indici, non ha avuto il sostegno di una PDO positiva, fase terminata nel 2006. Quando la PDO è in fase negativa il Nino ha vita dura e sono più frequenti gli episodi di Nina. La durata di una fase negativa della PDO può raggiungere anche i 30 anni, questo significa che, in combinazione con una scarsa attività solare, nei prossimi sanni sarà più facile (anche se non automatico) assistere a lievi o moderati raffreddamenti delle temperature globali, piuttosto che a riscaldamenti.

Infatti anche il ciclo solare 24 è stato rivisto al ribasso (meno di 60 macchie medie giornaliere); ciclo addirittura addormentato il 25, atteso dal 2016 circa. Dunque ci sarebbero molti segnali che farebbero pensare ad un trend termico assai lontano dal catastrofismo "serrista".

Secondo i dati satellitari dell’Università dell’Alabama, il 2010 ha chiuso a 0,411°C superiore alla media di riferimento, contro gli 0,424°C del 1998. Questo conferma ancora di più quanto esposto sopra e cioè nemmeno un Nino intenso è servito a "lanciare" verso l’alto le temperature. Resta il disastro nell’Artico e lo scioglimento rapido dei ghiacciai alpini e il calo di spessore (ma non di estensione) di quelli antartici a gettare benzina sul fuoco dell’AGW. 

Quanto all’Artico si può scomodare un semplice processo di feedback negativo pronto ad innescarsi per rimettere le cose a posto, ma anche l’attività geotermica in sede polare mai veramente approfondita. Rispetto alle Alpi invece basterebbero 2-3 inverni seri come quelli americani o canadesi e qualche estate fresca per invertire la rotta, ma evidentemente non è così che deve andare, almeno per ora.

Il punto è un altro: come mai la CO2 aumenta, mentre la temperatura resta più o meno costante? Che il loro cammino sia svincolato? Ne parlerà diffusamente il collega Angelini in un prossimo articolo.

Autore : Alessio Grosso