Come si riconosce un temporale dal satellite?
Anche dalle immagini satellitari i temporali spesso assumono una forma caratteristica che li distingue immediatamente dagli altri tipi di nubi. Esaminiamo le principali caratteristiche dei temporali quando li osserviamo dal satellite.

Quando ci si avvicina al periodo estivo, oltre a cambiare lo stato del tempo che ogni giorno osserviamo, dalle immagini satellitari cambiano spesso anche le tipologie di nubi che occupano i cieli d’Italia e d’Europa. Mentre nel periodo più freddo, specie a da novembre sino ad aprile-maggio i fronti atmosferici sono solitamente privi di veri e propri temporali, durante l’arrivo della primavera avanzata questi fenomeni diventano via via più frequenti rendendosi visibili anche sulle immagini satellitari.
Ma come appare un temporale al satellite?
Solitamente un temporale visibile da satellite ha una morfologia rotondeggiante che può essere più o meno regolare a seconda della forza delle correnti in quota. La forma può essere molto rotondeggiante in caso di temporali che sono nati in un ambiente con scarse correnti d’alta quota.
Talvolta, come nel caso in cui una saccatura, cioè una figura di bassa pressione transiti su una determinata area, la presenza di forti venti ai vari livelli atmosferici (shear) costringe l’incudine del cumulonembo ad assumere una forma allungata. Questo fenomeno può essere più o meno accentuato, con delle forme che possono essere ellittiche quando il fenomeno è contenuto. In caso di correnti molto forti in quota, il cumulonembo acquisisce una forma completamente allungata nel senso di provenienza delle correnti.
Molti satelliti individuano la presenza delle nubi in base alla loro temperatura. Nubi più fredde e quindi a quota più elevata, solitamente vengono individuate con colori più bianchi e toni più accesi. Le nubi temporalesche sono a sviluppo verticale e la loro sommità si trova a temperature di parecchi gradi sotto lo zero. La parte più elevata di un cumulonembo è rappresentata dall’incudine. L’incudine è la zona in cui la corrente convettiva, non potendo andare a quota più elevata a causa dell’inversione termica permanente provocata dalla tropopausa (passaggio da troposfera a stratosfera) interrompe la sua marcia verso l’alto. La nube si sviluppa così orizzontalmente formando appunto l’incudine. Dalle immagini satellitari è proprio l’incudine a rendersi visibile con più facilità.
Essa è di sovente di un bianco intenso e regolare, indice di grande spessore della nube, con una elevata compattezza della stessa.
Temporali molto giovani solitamente presentano dei margini ben definiti. Presentano uno stacco netto tra la zona di cielo sereno e la zona occupata dal temporale e sono di piccole dimensioni. Col passare del tempo se il temporale inizia ad invecchiare e le correnti convettive al suo interno non sono più sufficienti a farlo crescere ulteriormente di dimensione, al satellite assisteremo ad uno sfrangiamento con conseguente perdita di compattezza della cella temporalesca. Uno o più punti del bordo del temporale perderanno quindi i contorni definiti, sfrangiandosi.
In caso di temporale ad asse obbliquo saranno ben visibili lle aree adibite alle ascendenze e discendenze del temporale. La zona dove l’updraft rimane ben attivo, di solito rimane collocata nella parte meridionale del temporale ed è visibile grazie ad un limite più netto al bordo dell’incudine. La zona adibita alle discendenze presenta margini meno definiti e tende a trovarsi nella zona più settentrionale dell’ammasso temporalesco.
Autore : William Demasi
