09:47 6 Marzo 2024

Se il FREDDO viene dal CALDO, allora siamo fritti… anzi no, si può anche rimanere di GHIACCIO!

Da anni ormai, nel mare magno dell’informazione meteo-climatica, spuntano sempre più frequenti tentativi maldestri di spiegare ondate di freddo e gelo come effetti “collaterali” del Riscaldamento Globale. L’approccio è sempre il medesimo: tumulto meteo, caos climatico, clima impazzito…

AUTORE: Prof. Giuseppe Tito.
Le recenti ondate di gelo che hanno colpito, e tutt’ora infieriscono, in molte aree del nord America e vasti territori dell’Asia, anche tropicale, ripropongono l’annosa questione sulla conciliabilità con il riscaldamento globale.

Purtroppo non si tratta di episodi isolati, bensì di ripetute e normalmente prevedibili incursioni di freddo e gelo, con tanto di neve e bufere di vento, che si ripresentano puntualmente ad ogni inverno, e sempre più spesso nelle stagioni intermedie.

Qui in Italia, e su tutto il bordo-piscina del caldo Mediterraneo, non riusciamo ad apprezzare tali fenomeni e relative conseguenze, in quanto davvero episodici e poco duraturi; ma la sensazione che qualcosa sia cambiato, è più un fatto psicologico che realmente fisico. A conti fatti d’inverno fa freddo, d’estate fa caldo, nelle altre stagioni fa quello che vuole.

Ma che sia molto meno freddo e nevoso d’inverno, che sia più caldo e afoso d’estate, che le mezze stagioni non siano mai venute al mondo; beh… questo ce lo hanno cantato in tutte le lingue, e in fondo in fondo, ce ne siamo fatta una ragione; anche quando nevica ad aprile e fa caldo a novembre, diluvia a giugno e si fa il bagno al mare verso Natale.

Altrove però non è così, perché se tali episodi avvengono con frequenza simile, l’intensità non è la stessa; e se il caldo fa notizia (per forza!), il gelo non perdona. Ed è così che si contano decine di morti negli USA e in estremo oriente; blocchi delle attività in Canada e Russia, ma anche freddo insolito in India e perfino ad Hong Kong, dove il fenomeno è sempre stato decisamente raro.

Continuano a cadere anche quest’anno numerosi record di freddo nei 4 angoli del globo, anche senza stagionalità, d’inverno e d’estate, e… udite, udite, persino in Antartide, dove proprio al Polo Sud si registra al momento l’estate più fredda da quando si raccolgono dati di temperatura ufficiali. Ma alla fine dei conti (quelli ufficiali dei satelliti e dei termometri “certificati”) è sempre l’anno più caldo di “sempre”!

A conciliare il gelo estremo con il riscaldamento globale ci hanno provato tutti, ma nessuno con spiegazioni sufficientemente chiare e univoche. Si fa quindi appello alla statistica, all’astronomia, alla fisica dell’atmosfera; si presentano complesse disquisizioni sulle correnti marine, sul fumo degli incendi, sul particolato, l’albedo, la nebbia…

Ma ora la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration – uno dei più autorevoli enti di ricerca mondiali in campo meteo-climatico) ha trovato la “spiegazione” nell’instabilità del vortice polare stratosferico. Negli ultimi decenni questa figura dell’alta atmosfera e delle latitudini più remote sarebbe sempre più “disturbato”, e provocherebbe una maggiore ondulazione della corrente a getto, che a sua volta causerebbe alternanze di freddo e caldo sempre più estreme, in un panorama di riscaldamento globale sempre più attivo.

Senza scendere troppo nei dettagli, sarebbe quindi “normale” la situazione di stabilità del vortice polare stratosferico, mentre quella “anormale” si riferirebbe alla sua maggiore instabilità. Ma come in tutte le storie sul clima, si finisce sempre nella solita deprimente tiritera dell’uovo e della gallina. Mancano dati, manca la storia e mancano confronti seri con il passato, e quindi non sappiamo dove ci troviamo. Stiamo lentamente salendo una rampa di scale, con riferimento alla temperatura, ma forse stiamo risalendo dal piano seminterrato!

La stessa NOAA chiude con una bella fumata degna dell’illusionista più acclamato delle scene: tutto verrebbe spiegato con le variazioni dell’oscillazione artica (indice AO). L’AO è un valore numerico che lega la pressione atmosferica al suolo sull’Artico con quella delle medie latitudini; quando il valore dell’indice è positivo, il vortice polare troposferico è chiuso, e stabile nella sua rotazione; quando il valore è negativo, il vortice appare ondulato, disturbato, perfino smembrato, e provoca alternanza di potenti e insolite ondate di freddo e caldo su tutto l’emisfero nord.

Ma cosa influenzerebbe tutta questa rinnovata schizofrenia del vortice polare? Semplice: lo scioglimento progressivo della calotta artica; o almeno così crede la maggior parte degli scienziati. La NOAA però, in uno slancio di sincero omaggio alla verità, tiene a precisare che tutto quanto è ancora oggetto di studio e necessita di ulteriori verifiche.

E noi cosa facciamo? Andiamo a guardare grafici e tabelle, numeri e resoconti, e scopriamo che… Se 50 anni sono pochi, climaticamente parlando, sono però sufficienti a smentire fin da subito qualsiasi collegamento tra l’AO e il trend di consunzione della calotta polare. E non è tutto! Basta guardare anche solo l’andamento di questo inverno in cui l’AO è stato quasi sempre positivo, la calotta polare si è invece estesa a livelli che non si vedevano dal almeno 15 anni, mentre ondate di gelo a ripetizione hanno martoriato l’emisfero nord già da ottobre e tutto questo per realizzare infine, che non abbiamo ancora capito nulla o quasi.

C’è chi dice che l’inverno sarà sempre più come un lungo autunno, c’è chi afferma che non nevicherà più, chi veste estivo fino a novembre, chi prenota il mare a maggio, nel segno della destagionalizzazione del turismo, chi teme di bruciare nelle città infuocate, chi di annegare sulle coste basse. Ma ormai tutto questo tam tam, come nel più profondo della savana, appare sempre più come un rito ossessivo, uno stratagemma dei nuovi stregoni dell’umanità, che indicono la danza della pioggia, quando sanno già che non pioverà.

Se poi nella stessa stagione si riesce a parlare di siccità e di alluvioni, di gelo tardivo e inverno inesistente, allora tutto è possibile, proprio come affermava Totò in una delle sue più celebri pellicole, quando Peppino, appena fuori dalla stazione di Milano e sotto un sole caldo e abbagliante, gli chiede della nebbia: A Milano quando c’è la nebbia non si vede; la nebbia c’è e non si vede!

AUTORE: Prof. Giuseppe Tito.