La geoingegneria vs il global warming: è la soluzione?
L'utilizzo della geoingegneria è sempre più di stringente attualità, la soluzione al riscaldamento del pianeta si troverebbe almeno parzialmente iniettando con aerosol la stratosfera. Ma ci sarebbero effetti collaterali? A che punto siamo?
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Troppi anticicloni, ghiacciai che scompaiono, assenza di piogge e nevicate e dunque siccità, inquinamento, caldo estremo in estate, inverni che assomigliano sempre più ad autunni infiniti. Cosa potrebbe rallentare il rapido global warming? Forse la geoingegneria.
L’utilizzo della geoingegneria è sempre più di stringente attualità, la soluzione al riscaldamento del pianeta si troverebbe almeno parzialmente iniettando con aerosol la stratosfera. Queste particelle potrebbero riflettere la luce solare, respingendola nello spazio e riducendo in questo modo il riscaldamento della superficie terrestre.
E’ vero che potremmo procedere anche dipingendo tutto di bianco, limitando per legge tutti i materiali scuri o che assorbono calore, senza tralasciare tutto il programma per ridurre la concentrazione di CO2, ma la geoingegneria potrebbe darci una mano concretamente e in maniera assai più rapida.

Sarebbe come ripetere esponenzialmente ciò che è già avvenuto con le grandi eruzioni vulcaniche del passato: milioni di tonnellate di particelle e gas fino alla stratosfera, con la formazione di uno strato di particelle in grado di schermare i raggi del sole e che rimane nelle fasce alte dell’atmosfera per anni.
Le particelle di zolfo in stratosfera determinano la formazione di anidride solforosa legata all’acqua che si organizza in tanti veli “da sposa” con uno strascico infinito, molto utile a ridurre l’impatto dei raggi solari, favorendo cali termici anche di oltre mezzo grado a livello globale (che non è così poco come può sembrare) , basterebbe diffonderle lungo l’equatore con aerei specializzati una volta ogni 365 giorni, con graduale diffusione in tutto il pianeta (cosa che ancora non sta avvenendo, lo precisiamo: le scie degli aerei sono un processo assolutamente normale come lo scappamento delle auto).
E gli effetti collaterali?
Ci sono ovviamente, come del resto lì da qualunque farmaco che assumiamo, ci fa bene da una parte, ci danneggia dall’altra. E’ ovvio che andrebbero ad alterarsi i regimi pluviometrici, ma questo succederà comunque in un mondo più caldo. Il problema più grave sarebbe legato al danneggiamento dello strato di ozono, soprattutto nell’area antartica.
Esiste tuttavia una contromisura: mescolare più minerali insieme allo zolfo ridurrebbe gli effetti di un danno all’ozono.
Il problema di fondo resta comunque di farlo accettare dalla comunità internazionale: molti lo vedrebbero come un alibi per rallentare il processo di passaggio verso un mondo dove ci sarebbero poche o zero emissioni di carbonio.
Basterebbe che le due azioni proseguissero di pari passo: una volta iniziato il progetto di geoingegneria non andrebbe interrotto sino al momento in cui l’umanità non avrà ridotto sensibilmente le emissioni di CO2, ma non dovrebbe essere difficile porre in essere un simile progetto, perché bisogna essere consapevoli che se questo NON avvenisse, cioè se si interrompesse l’irrorazione della stratosfera, senza abbassare la concentrazione di CO2, il riscaldamento potrebbe aggravarsi.
Chiaro che l’utilizzo di anidride solforosa potrebbe far comodo alle industrie per ritardare la fine dell’era del petrolio, ma in quel caso dovrebbero essere approvate leggi molto severe in materia. Il progresso per cercare forme di mitigazione climatica non deve fermarsi di fronte a qualche “furbetto”.
