00:00 28 Novembre 2001

Un temporale da manuale a Napoli

L'episodio temporalesco del 23/11 nel napoletano.

Oltre alla spettacolarità del fenomeno, il temporale che ha interessato la provincia di Napoli nel pomeriggio di venerdì 23 novembre può essere classificato come un temporale da manuale. Esso, infatti, si è sviluppato al termine di una sequenza fenomenologica tipica, in seno a quella che viene comunemente detta “ritornante fredda” di una depressione (1).

Le zone costiere della Campania avevano registrato precipitazioni di media intensità sin dalla sera del 22/11, allorquando si erano significativamente intensificate le correnti di Libeccio innescate dall’avvicinamento del fronte freddo proveniente dall’Europa centrale e dal conseguente calo barometrico sui mari centro-settentrionali italiani.

Dopo una notte con precipitazioni per 12 mm, il mattino seguente (23/11) tra le 7.00 e le 8.00 è transitato il fronte freddo con un acquazzone per 2,5 mm. Il transito del fronte era evidente per la modifica della direzione di provenienza del vento, virata ad ONO, e dal calo termico fino a 11,2°C (contro i 13,2°C delle 7.00).

Successivamente si erano aperte le tipiche schiarite post-frontali, con nuvolosità sparsa prevalentemente cumuliforme. A sud-est, verso il salernitano, potevano osservarsi le sommità di alcuni CB incus.

Dalla tarda mattinata, in seno alle correnti di aria fresca ed instabile da NO, ed in particolare sul mare, si erano formati alcuni CB incus capillatus, indizio di un raffreddamento che si stava manifestando alle quote medie della troposfera. Questa nuvolosità ha prodotto un breve ma potente acquazzone verso le 14.00. Dopo questo fenomeno si è avuto un deciso miglioramento, con nuvolosità scarsa di tipo cumuliforme (a modesto sviluppo verticale) e cirri.

Nulla lasciava presagire che sul medio versante adriatico la perturbazione stava organizzando un “colpo di coda” da gran maestro.

L’aria fredda aveva infatti fatto ingresso sul medio e alto Adriatico portando alla formazione di consistenti ammassi cumuliformi che, spinti verso SO dalle correnti di Bora, si stavano propagando verso le zone costiere peninsulari del medio Tirreno. Qui il fronte di irruzione avrebbe ricevuto un contributo energetico per la presenza di aria che, pur non essendo calda, presentava una temperatura di diversi gradi più alta di quella che stava sopraggiungendo oltre ad un contenuto notevole di umidità.

Intorno alle 16.30 il fronte avvettivo dell’aria fredda, sotto forma di una scura e minacciosa striscia di nubi dalla base tempestosa, tagliava in due la volta celeste con direzione SO-NE.

In corrispondenza dell’estremità più meridionale del fronte nuvoloso si poteva osservare, attraverso parziali schiarite, il margine dell’ammasso nuvoloso con una decisa struttura cumuliforme; sulle zone interne, invece, la nuvolosità appariva di tipo stratocumuliforme.

All’arrivo dell’aria fredda al suolo si sono innescati vigorosi moti convettivi che hanno portato allo sviluppo di diverse cellule temporalesche, la prima delle quali in corrispondenza dei Comuni di Cercola e S.Anastasia.

In questa zona le precipitazioni hanno iniziato a cadere sotto forma di piccola grandine asciutta (d=3-5 mm) seguita da pioggia. Questi temporali a catena hanno interessato, per circa un’ora, quasi esclusivamente le zone costiere delle Province di Napoli e Salerno.

L’aspetto più significativo da evidenziare è stato il brusco e drastico calo della temperatura nel corso del temporale: in circa 1h 30 min si è avuto un crollo di circa 9°C (da 15,5°C a 6,5°C): diminuzioni di tale rapidità e consistenza sono rare. Da segnalare anche il vento da NNE che, ad una stima approssimativa, potrebbe aver raggiunto i 60 km/h.

(1) RITORNANTE FREDDA – OCCLUSIONE RETROGRADA
Con questa dizione si intende quella improvvisa e breve recrudescenza di maltempo, che si sviluppa anche a diverse ore dal transito del fronte freddo, e con la quale sulle regioni tirreniche si chiude definitivamente, spesso in maniera violenta, un episodio di maltempo connesso al transito di un fronte freddo inserito in una dinamica depressione, presente sia al livello del mare che in quota, con il minimo al suolo che percorre velocemente il mar Adriatico da NO verso SE.
Autore : Alberto Fortelli