METEO: luglio 83, il mese che infiammò l’Italia

Dalla seconda decade di luglio il caldo si presentò impetuoso, determinato, silenzioso come qualcuno che ti entra in casa e non chiede il permesso. Nel luglio 1983, l’Italia fu invasa da una struttura anticiclonica subtropicale tra le più potenti mai osservate nella seconda metà del Novecento. Un dominio che partì dal Sahara occidentale e si allungò in modo deciso attraverso il Mediterraneo, fino a toccare il cuore dell’Europa centrale. L’aria calda coinvolgeva ogni strato troposferico, rendendo il caldo persistente e profondamente radicato.
Già nei primi giorni del mese le massime superavano diffusamente i 30°C, ma fu dal 17 luglio che il caldo divenne protagonista assoluto. Le temperature salirono costantemente e molte località stabilirono i propri record storici.
Il 22 luglio, la Sardegna entrò nella leggenda:
–Sanluri e Perdasdefogu registrarono 47°C (dati idrologici),
–Cagliari Elmas toccava 43,6°C,
–Alghero Fertilia arrivava a 41,8°C,
– Carloforte si fermava a 39,2°C.

Il caldo non si limitò alle isole. Il 25 luglio, Reggio Calabria superò i 44°C, un valore discusso per possibile sovrastima, ma indicativo della portata dell’ondata. Il 26 luglio, la Toscana visse il suo apice:
–Firenze Peretola raggiunse 42,6°C,
–Arezzo San Fabiano 41,5°C,
-perfino Passo della Cisa e Sarzana stabilivano record mensili di luglio.
Il giorno 27 luglio segnò il record nazionale alla quota di 850 hPa, confermando un riscaldamento atmosferico verticale eccezionale. Le Alpi, solitamente rifugio temperato, furono anch’esse coinvolte:
–Dobbiaco toccò 32,4°C,
–Passo Rolle 25,4°C,
-Tarvisio 37.2°C
Roma non fu da meno: il 28 luglio fu teatro di massime imponenti:
– 40°C a Roma Urbe,
–39,4°C a Ciampino,
–38,6°C a Fiumicino.
Il 29 luglio, l’ondata toccò anche il Nord-Est:
–Piacenza e Parma superarono i 40°C,
–Ancona toccò 40,5°C,
Bologna Borgo Panigale fece segnare 39,6°C.
Il caldo proseguì fino al 31 luglio, senza vere interruzioni. Solo nei primi giorni di agosto, i temporali al Nord riportarono la temperatura su valori più gestibili, ma il ricordo di quell’inferno gentile, come qualcuno lo definì, rimane scolpito nella memoria climatica del Paese.
Tutta l’Europa comunque boccheggiava, dalla Germania, dall’Atlantico alla Mitteleuropa, un’unica cupola anticiclonica subtropicale sovrastava buona parte del continente, comprimendo ogni residuo di frescura e sospingendo aria torrida ininterrottamente per oltre due settimane.
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