Signori, qui torna la Niña…
Confusione dopo il cambio di rotta dei principali centri di calcolo.
Sembrava che la fase di Nina si potesse archiviare, invece le previsioni del NOAA sono arrivate prontamente a smentire che il prossimo autunno-inverno possa risultare caratterizzato dalla neutralità nelle acque del Pacifico, nè tantomeno dai brodini caldi del Nino. Per la verità non c’è nulla di strano.
Alla Niña non è detto che debba necessariamente seguire in automatico una fase di Niño, anzi, se osservassimo l’andamento storico del fenomeno, vedremmo che i bis non sono affatto mancati. Si rinnoverebbero insomma condizioni favorevoli al ritorno della Niña. Le acque superficiali del Pacifico andrebbero a misurare valori di un grado al di sotto del normale, misura sufficiente a far parlare di Niña moderata.
E’ chiaro che se a Niña si sommasse un’altra Niña, pur non strong, le conseguenze sulle temperature troposferiche non risulterebbero affatto trascurabili. OItretutto gli oceani stanno risentendo di un sole non certo al massimo della forma e che nei prossimi anni potrebbe addirittura cadere quasi in "letargo". Insomma, nonostante i ghiacci polari zoppichino, il global warming non sta marciando affatto a ritmi serrati, tutt’altro.
A supportare l’ipotesi americana sulla "bambinella" ci ha pensato un rilievo inglese sulle temperature oceaniche profonde nella zona equatoriale, nella quale risulta evidente un’imminente fase di upwelling, cioè di risalite di acque fresche profonde verso la superficie nella fatidica zona interessata dal fenomeno Nino-Niña (altrimenti detta ENSO).
E gli effetti sull’autunno-inverno sull’Italia? Beh, è molto presto per dirlo e, ad onore del vero, con una Niña moderata non ci sono mai stati particolari riscontri in un senso o nell’altro. Più interessante invece considerare gli altri indici: l’AMO, l’AO, la NAO e anche la QBO, la quasi biennale oscillazione dei venti nella stratosfera subtropicale, attualmente ancora in fase positiva. Per l’analisi sulla tendenza di questi indici e sulle loro conseguenze in Europa, vi rimandiamo ad un prossimo articolo
Autore : Alessio Grosso