Oltre il Ciclone: l’Inverno severo busserà all’Italia? Le mappe fino a febbraio sorprendono
Una massa d'aria gelida rimarrà posizionata all'altezza della Scandinavia e della Russia per molti giorni, resta da capire se potrà in qualche modo interagire con le depressioni atlantiche e scendere alle nostre latitudini.

Il ciclone Harry a ridosso delle Isole Maggiori, e l’arrivo della neve a bassa quota su parte del nord tra venerdì 23 e sabato 24 sono gli ultimi sussulti della stagione invernale o ci saranno altri momenti vibranti che manterranno il Generale Inverno sulla breccia?
La risposta che arriva oggi dai centri di calcolo è sorprendente: l’inverno severo non ha affatto intenzione di ritirarsi. Anzi, le proiezioni per la fine di gennaio e l’inizio di febbraio lo mostrano ancora stabilmente “parcheggiato” sul nord Europa, con parziali sconfinamenti sino al centro del Continente e molto marginalmente sul nostro settentrione.
In pratica almeno sino al 28-29 gennaio troveremo una famiglia di cicloni molto attiva dirigersi dall’Atlantico verso il Mediterraneo centrale, determinando molte fasi di maltempo, come vediamo qui, in questa mappa barica del modello GFS, su base grafica Meteociel:

In viola in alto noterete i bassi geopotenziali che sottendono la presenza di aria fredda che però a stento riuscirà a proporsi anche solo in parte verso sud. Tale situazione dovrebbe protrarsi sino ad inizio febbraio, come mostra la media degli scenari del modello ECMWF, che segnala solo la possibilità che qualche refolo freddo raggiunga il settentrione da est tra il passaggio di un ciclone e l’altro:

Stessa situazione ce la indica anche la media degli scenari del modello GFS sempre su base grafica Meteociel e per lo stesso intervallo temporale, cioè per i primi giorni di febbraio, qui senza nemmeno che il freddo provi a scendere troppo di latitudine:

Dunque una situazione tardo autunnale come in tanti inverni del passato. Quella massa fredda però sul nord Europa in tanti inverni miti degli anni 90 e anche dell’ultimo decennio, proprio non c’era e questo segnala in definitiva un’attività delle correnti occidentali piuttosto blanda, in grado di essere improvvisamente fermata da qualche blocco freddo in discesa verso sud.
Questo però succederà più facilmente sul finire della stagione, si tratta in altre parole di quelle “invernate in zona Cesarini“ che qualche volta hanno anche scritto una pagina di storia del nostro clima, come avvenne ad esempio fine febbraio del 2018, quando la neve arrivò all’improvviso su Roma e Napoli, prima di presentarsi ai primi di marzo anche nel cuore della Valpadana.
Per ora probabilmente bisognerà accontentarsi di qualche “spiffero”, come mostra questa analisi termica a 1500m prevista per il primo febbraio dal modello ECMWF, su base grafica Meteociel, e che fa pensare che al settentrione, anche senza grande freddo, la neve possa di tanto in tanto affacciarsi sino a sfiorare le pianure, pur lasciando il quartier generale del freddo posizionato ben più a nord, come potete vedere:

IN SINTESI
–maltempo a tratti in stile tardo autunnale sull’Italia dal 23 in poi con pioggia, vento, sbalzi termici e anche qualche nevicata a bassa quota (a tratti anche in pianura su alcune regioni) al nord fino al 24 e poi ancora tra il 27 gennaio e il primo febbraio ad intervalli. La neve cadrà ovviamente anche lungo la dorsale appenninica del centro-sud dalle quote medie.
–Il freddo risulterà limitato (e comunque piuttosto modesto) alle sole regioni settentrionali, al centro-sud i valori risulteranno spesso superiori o leggermente superiori alla media stagionale.
–Le precipitazioni risulteranno invece superiori alla media un po’ su tutte le regioni.
–Da notare la totale mancanza di un anticiclone, evento raro negli ultimi inverni. Non vi sarà pertanto alcuna fase stabile all’orizzonte, almeno sino al 5 febbraio.
E per finire ecco una sommatoria delle precipitazioni previste su tutta l’Italia dal modello GFS fino al 5 febbraio su base grafica Meteologix, l’Italia sembra Arlecchino, la scala di colori mette in evidenza precipitazioni abbondanti su molte regioni, come raramente accade in pieno inverno:

L’affidabilità della previsione, nonostante la distanza temporale, è piuttosto alta: 55-65%, perché con i flussi perturbati da ovest i modelli propongono da sempre previsioni più affidabili e meno “ballerine”.

