NEVE in pianura? Forse sarà il colpo di coda dell’inverno
Tra il 2 e il 3 febbraio neve a quote collinari e localmente in pianura su alcune zone, grazie ai rovesci convettivi, poi pausa invernale fino al 10 e possibile svolta meteo nella seconda decade del mese.

L’episodio nevoso del 2-3 febbraio al nord
L’inizio di febbraio potrebbe finalmente riportare un assaggio d’inverno più autentico sul Nord Italia. Tra 2 e 3 febbraio, infatti, una perturbazione scorrerà nuovamente su un modesto cuscino di aria fredda presente sul catino padano, favorendo nevicate a quote collinari e, in alcune aree, persino in pianura, soprattutto sul Piemonte. Un dettaglio importante, quasi assente nelle dinamiche di gennaio, farà però la differenza: i fenomeni convettivi, cioè i rovesci a sviluppo verticale, capaci di trascinare la neve molto più in basso rispetto allo zero termico.
Perché potrebbe nevicare così in basso?
Temperature favorevoli al Nord
Le masse d’aria in arrivo garantiranno valori termici sufficientemente bassi da permettere la neve fino a 300–400 metri su gran parte del Nord-Ovest.
Eccole allora le temperature previste dal modello ECMWF per le 19 di lunedì 2 febbraio a 1500m sul settentrione su base grafica Meteociel, sarebbero favorevoli alla neve a bassa quota solo su Piemonte e fondovalle alpini del nord-est, ma poi tutto il freddo si andrà ad arroccare sull’estremo nord-ovest, come sempre accade in questi casi:

Il ruolo dei rovesci convettivi
La vera novità è rappresentata dai rovesci convettivi, capaci di intensificare localmente le precipitazioni e di trascinare verso il basso aria più fredda. Questo meccanismo può spingere la neve anche 800–1000 metri sotto la quota dello zero termico, rendendo possibili fioccate in pianura sul Piemonte, specie tra Torinese, Cuneese, Alessandro e Astigiano.
Dove sarà più difficile vedere neve in pianura
Nonostante il potenziale, la neve non dovrebbe estendersi facilmente alle altre pianure del Nord. Le aree più favorite restano:
- Basso Piemonte
- Fondovalle alpini più riparati e freddi
Altrove, la componente termica e la struttura delle precipitazioni potrebbero non essere sufficienti per portare la neve fino al suolo.
Ecco una mappa prevista dal modello ECMWF, con una scala di colori su base grafica Meteociel, per l’alba di martedì 3 febbraio, dove si vede il tentativo, molto generoso, ma difficile a realizzarsi, di raggiungere addirittura l’estremo ovest lombardo, notate gli accumuli molto abbondanti tra l’Appennino ligure e in generale il Cuneese, poi anche sul resto dell’arco alpino:

Dopo il 3 febbraio: pausa invernale fino al 10
Una volta esaurito l’episodio del 2–3 febbraio, i modelli indicano una fase più mite, pur ancora molto instabile, con altre nevicate, ma solo oltre i 1200-1300m in montagna, segnatamente sulle Alpi. Fino al 10 febbraio, infatti, non sembrano esserci le condizioni per nuove nevicate a bassa quota: correnti più temperate e una circolazione meno favorevole limiteranno il rischio di episodi invernali significativi.
Dal 10 febbraio in poi: possibile svolta grazie allo stratwarming?
La seconda decade del mese potrebbe aprire scenari completamente diversi. Il recente stratwarming – il riscaldamento improvviso della stratosfera – potrebbe iniziare a mostrare i suoi effetti anche in troposfera.
Cosa potrebbe accadere?
- Affondi freddi più diretti verso il Mediterraneo, anziché scorrere lungo i paralleli settentrionali, come si vede in questa mappa termica a 1500m per il 13 febbraio tratta dal modello GFS su base grafica Meteociel, è un’ipotesi estrema che contempla la formazione e il rafforzamento di un anticiclone sulla Scandinavia, con richiamo di aria fredda di origine artica lungo il suo bordo meridionale in retrogressione verso l’Italia:

- Circolazione più meridiana, con scambi di masse d’aria più marcati.
- Maggiore instabilità, con possibilità di rovesci nevosi anche a quote molto basse.
Se queste configurazioni dovessero concretizzarsi, tra il 10 e la fine del mese le occasioni per vedere la neve in pianura – o almeno rovesci nevosi fino al piano – potrebbero aumentare sensibilmente su molte regioni italiane.
Non è ancora una previsione certa, ma un potenziale evolutivo che merita attenzione.
Conclusione
L’episodio del 2–3 febbraio rappresenta un altro modesto tentativo dell’inverno di riportare la neve a quote basse al Nord, con il Piemonte in prima linea grazie anche ai fenomeni convettivi, al centro-sud invece niente neve, nemmeno in Appennino, a causa di un richiamo d’aria decisamente mite.
Dopo una pausa fino al 10 febbraio, lo scenario potrebbe cambiare radicalmente: gli effetti dello stratwarming potrebbero favorire una circolazione più dinamica e fredda, aumentando le possibilità di neve in pianura su diverse zone del Paese.
Un febbraio, dunque, che potrebbe ancora sorprendere: la partita dell’inverno è tutt’altro che chiusa.

