Meteo: l’inverno che latita, si guarda a febbraio, parla l’esperto Grosso
Intervista al previsore di MeteoLive.it Alessio Grosso sul freddo vero che non riesce più a sfondare alle basse latitudini. Al suo posto arrivano cicloni come fossimo in autunno nel Golfo del Messico.

Perché l’inverno europeo sembra essersi “rotto” negli ultimi dieci anni?
Redazione: partiamo dal punto più evidente: molti appassionati dicono che “l’inverno non esiste più”, almeno nel Mediterraneo. È solo una percezione o c’è un fondamento scientifico?
Alessio Grosso: C’è un fondamento molto solido. Nell’ultimo decennio ma a tratti già dalla fine degli anni 80, l’inverno europeo, soprattutto quello mediterraneo, ha perso continuità. Non è sparito il freddo in assoluto, ma si è ridotto a episodi brevi, 1–2 ondate che durano pochi giorni. Il resto del tempo è dominato da correnti occidentali molto tese, che portano miti perturbazioni atlantiche e impediscono al freddo continentale di scendere verso sud o da anticicloni permanenti in sede mediterranea che negano le precipitazioni, liquide e solide e portano al massimo ad un accumulo di smog nelle grandi aree urbane.
Redazione: quindi non è che il freddo non esista più… semplicemente non arriva più da noi.
Grosso: Esatto. In Siberia, in Canada, negli Stati Uniti il freddo c’è eccome. Ma la distribuzione delle masse d’aria è cambiata, e l’Europa è sempre più spesso tagliata fuori. E siccome non arriva mai a raffreddare il Mediterraneo, in pieno inverno ormai si formano cicloni come “Harry”, anche se questa non è una regola assoluta.
Quanto pesa il riscaldamento globale in questo nuovo assetto?
Redazione: Molti lettori si chiedono: “È tutta colpa del cambiamento climatico?”. Come risponde?
Grosso: Il riscaldamento globale è il contesto, non l’unica causa. Il pianeta si scalda e questo aumenta la frequenza dei record di caldo rispetto a quelli di freddo. Le anomalie positive di temperatura sono più diffuse e persistenti. Ma c’è anche un fattore dinamico: un getto polare più forte e più teso, che in inverno tende a correre dritto da ovest a est, senza ondulare. Quando il getto non ondula, gli scambi meridiani di calore si riducono e il freddo resta confinato alle alte latitudini. Inoltre l’innalzamento della cella di Hadley verso nord ci fa abbracciare da anticicloni di lunga durata, che fanno transitare le perturbazioni molto a nord della Penisola. Questa mappa qui sotto ne mostra un esempio (elaborazione grafica Meteociel)

Redazione: Quindi è come se l’atmosfera avesse trovato una “scorciatoia” più comoda.
Grosso: Esattamente. E quando trova un equilibrio, tende a mantenerlo.
Quest’anno il vortice polare sembrava disturbato: perché poi è tornato così forte?
Redazione: A settembre e ottobre si parlava di un vortice polare disturbato, potenzialmente favorevole a un inverno dinamico. Invece ora sembra più compatto che mai. Cosa è successo?
Grosso: È successo che le anomalie del vortice polare troposferico, le iniezioni di aria calda dal basso che lo disturbavano, non si sono propagate in stratosfera come speravamo. Il vortice ha recuperato rapidamente energia e ora è molto forte. Un vortice forte significa freddo intrappolato al Polo e correnti occidentali più tese sull’Europa. Il risultato è quello che vediamo: freddo generoso in Scandinavia, ma bloccato lì.
Redazione: Quindi non è tanto che il freddo manchi… è che non riesce a “trovare la strada giusta verso sud”.
Grosso: Esatto. Gli manca la porta d’uscita.
Cosa possiamo aspettarci fino alla prima decade di febbraio?
Redazione: Guardando i modelli, sembra che la situazione non cambi molto a breve. Confermi?
Grosso: Sì. L’assetto attuale è stabile: Atlantico dominante, correnti tese, perturbazioni frequenti ma miti. Qualche sacca fredda può persistere sul nord-ovest, ma si tratta di aree circoscritte Il modello ECMWF vede ancora un passaggio freddo attorno al 28, con neve in collina, ma subito dopo il limite della neve risalirà verso le medie quote. Ecco una mappa che evidenzia questo trend di Atlantico basso, che ci spinge addosso molte perturbazioni. Sarebbe più alto (cioè come al solito) se non ci fosse quel serbatoio freddo sulla Scandinavia che lo spinge più a sud del solito, ma senza ondulazioni importanti, il freddo così non lo porterà mai:

Redazione: E per chi lavora con gli impianti sciistici a 1000 metri…
Grosso: È una stagione complicata. La neve va e viene, il freddo arriva col contagocce, sarà sempre più dura per loro nei prossimi anni. La neve sicura va oltre i 1500m.
E dopo il 10 febbraio? C’è spazio per un colpo di coda invernale?
Redazione: La statistica degli ultimi anni ci dice che febbraio può ancora sorprendere. È un’illusione o una possibilità reale?
Grosso: È una possibilità reale, ma non una certezza. Negli ultimi dieci anni abbiamo visto episodi tardivi anche intensi, con neve in pianura e freddo deciso. Qualche segnale lontano i modelli lo mostrano, ma siamo nel campo delle ipotesi, non delle previsioni. Serve un cambiamento nella struttura del getto, e al momento non è in vista.
Intervistatore: Quindi: sperare sì, aspettarselo no.
Grosso: Esattamente.
L’inverno mediterraneo è destinato a diventare così per sempre?
Redazione: Ultima domanda, quella che tutti si fanno: questo è il “nuovo normale”?
Grosso: Il trend climatico va in quella direzione: inverni più miti, più brevi, più frammentati. Ma non significa che il freddo sparirà del tutto. Avremo ancora ondate fredde, anche intense, ma saranno eccezioni, non più la regola. Il Mediterraneo è una zona molto sensibile ai cambiamenti climatici e lo sta mostrando chiaramente. Almeno per il momento non si vede un’inversione di tendenza.
Redazione: Quindi l’inverno non muore, ma cambia pelle.
Grosso: Sì. E noi dobbiamo imparare a leggerlo in modo diverso.
CONCLUSIONE
Questa intervista mette in fila i punti chiave:
- il Mediterraneo è sempre più ai margini del freddo invernale;
- il getto occidentale forte e l’anticiclone invadente sono il vero “nemico” delle irruzioni fredde;
- il vortice polare troposferico in questa fase è tornato compatto;
- fino a febbraio prevale un pattern mite e perturbato;
- i colpi di coda restano possibili, ma non garantiti;
- il trend climatico spinge verso inverni più brevi e intermittenti.

