09:50 23 Febbraio 2026

Il grande GELO ha colpito duro scansando l’Italia, perché?

L'inverno aveva tutto per essere freddo ma non lo è stato, vi spieghiamo cosa è andato storto.

Il grande GELO ha colpito duro scansando l’Italia, perché?

L’inverno 2025-2026 poteva risultare storico anche per l’Italia, invece passerà alla storia per le tempeste che hanno colpito le Isole Maggiori più che per freddo e neve (che pur non è mancata sulle Alpi in gran quantità).
Mentre il Nord America veniva investito da ondate di gelo eccezionali, l’Italia viveva un clima autunnale, con fioriture anticipate e temperature sopra la media. Eppure c’erano tutte le condizioni per un inverno dinamico e freddo anche sul Mediterraneo.

Un insieme di fattori globali ha generato un vero e proprio corto circuito atmosferico, capace di ribaltare completamente le aspettative.

Un inverno che “sulla carta” doveva essere freddo

Gli indici teleconnettivi erano quasi perfetti. Il vortice polare si presentava debole, quindi più incline a lasciare sfuggire aria fredda verso sud. Il PNA, un indice che descrive la disposizione delle pressioni tra Pacifico e Nord America, era in fase positiva: una configurazione che favorisce discese gelide sugli Stati Uniti orientali e, indirettamente, un rallentamento delle correnti atlantiche. Anche la NAO era negativa e lo è rimasta per settimane, come vediamo qui sotto:

Era un segnale che l’anticiclone delle Azzorre poteva elevarsi verso la Groenlandia, creando un corridoio ideale per far scendere il freddo verso l’Europa.

Insomma, tutto lasciava pensare a un inverno finalmente dinamico. E infatti il gelo è sceso di latitudine, ma ha scelto una strada diversa dalla nostra. Ecco una mappa che mostra il grande freddo piombare sugli States orientali:

Il corto circuito: una corrente a getto troppo forte

Il cuore del problema è stato l’incontro tra due elementi potentissimi. Da una parte, il gelo estremo che ha investito gli Stati Uniti, alimentato proprio dal PNA positivo. Dall’altra, un Atlantico insolitamente caldo, con temperature superficiali del mare (le famose SST) molto sopra la media.

Quando un’aria così fredda incontra un oceano così caldo, il contrasto termico diventa enorme, così vistoso da determinare un fiume d’aria in viaggio verso l’Europa teso, rettilineo, potentissimo. Un getto così forte ha letteralmente “piallato” l’anticiclone delle Azzorre, impedendogli di elevarsi verso nord e bloccando la formazione di quei blocchi atlantici che avrebbero potuto deviare il freddo verso l’Europa mediterranea.

Il risultato è stato un flusso occidentale continuo, che ha mantenuto l’Italia sotto correnti miti e umide, mentre il gelo rimaneva confinato tra America e Nord Europa, lo vediamo qui sotto:

Un Mediterraneo sempre più subtropicale

Questo però non è un semplice episodio sfortunato, ma il segnale di un cambiamento più profondo. La cella di Hadley, che governa le alte pressioni subtropicali, come si osserva ormai da anni, si sta espandendo verso nord. Questo significa che il Mediterraneo è sempre più spesso occupato da masse d’aria calde e stabili, che rendono difficile l’arrivo di irruzioni fredde.
Ecco la testimonianza di come si sia alzata la cintura degli anticicloni subtropicali nell’area mediterranea, configurazione estiva con anticiclone africano debordante ed esagerato:

Allo stesso tempo, l’Atlantico continua a scaldarsi, fornendo energia alle perturbazioni e mantenendo attivo un flusso occidentale che porta piogge, nuvolosità e temperature elevate. È un mix che trasforma l’inverno mediterraneo in una sorta di autunno prolungato, con cicli vegetativi anticipati e pochissime gelate.

Verso un nuovo regime climatico

La domanda finale è inevitabile: torneranno i blocchi capaci di portare il gelo nel Mediterraneo? (Molto) Sporadicamente SI, ma perché ciò accada, serve un allineamento quasi perfetto tra indici e dinamiche atmosferiche, un incastro che oggi è molto più difficile da ottenere rispetto al passato.

Finché l’Atlantico resterà così caldo e la cella di Hadley così espansa, i nostri inverni rischiano di assomigliare sempre più a lunghi autunni miti e piovosi.
Una considerazione però nasce spontanea: tutto il freddo ESTREMO che si è osservato dagli Stati Uniti alla Russia dunque c’è ancora, non è stato spazzato via dal Global Warming, che sembra voler penalizzare soprattutto l’area mediterranea (hot spot), l’ovest degli Usa e l’Australia, oltre che l’area polare. Ci sono dunque nazioni dove parlare di riscaldamento globale fa sorridere, altre dove invece fa breccia facilmente e la popolazione ne è preoccupata. Queste condizioni si cristallizzeranno? La domanda non riesce a trovare ancora una risposta univoca.

Sintesi finale

  • Indici favorevoli al freddo: VP debole, PNA+, NAO–.
  • Gelo USA + Atlantico caldo → corrente a getto potentissima.
  • Anticiclone delle Azzorre schiacciato, blocchi mancati e niente freddo diretto verso l’Italia.
  • Mediterraneo sotto correnti miti e umide.
  • Inverno simile a un autunno prolungato.
  • Per rivedere il gelo serve un allineamento atmosferico sempre più raro.
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