Gelo in Italia con lo Stratwarming? Facciamo chiarezza
Non solo gelo: facciamo chiarezza sul riscaldamento stratosferico e perché l'Italia deve ancora attendere.

Spesso sentiamo paroloni tecnici che spaventano. Uno di questi è lo “Stratwarming”. Per capire di cosa si tratta, immaginiamo l’atmosfera come un palazzo a più piani. Noi viviamo al piano terra, chiamato troposfera, dove avvengono le piogge e le nevicate. Al piano di sopra c’è la stratosfera. Di solito, questi due piani non si parlano molto, ma a volte capita che dal basso arrivi una forte spinta di energia che sale le scale e va a disturbare chi abita sopra.
L’inquilino del piano di sopra è il famoso Vortice Polare: possiamo immaginarlo come una gigantesca trottola che gira velocissima attorno al Polo Nord, tenendo imprigionata al suo interno l’aria gelida. Quando avviene uno Stratwarming, cioè un riscaldamento improvviso della stratosfera, è come se qualcuno desse un calcio a questa trottola. Il Vortice rallenta, barcolla e si riscalda. Se la spinta è molto forte, la trottola potrebbe addirittura rompersi in due o più pezzi, mandando l’aria fredda a spasso per l’emisfero.
Non credete a tutto ciò che leggete: il gelo non è automatico
C’è un mito duro a morire, nato dopo il famoso inverno del 1985 (raccontato all’epoca dal Generale Andrea Baroni): l’idea che ogni volta che c’è uno Stratwarming, l’Italia finisca automaticamente nel freezer. Non è assolutamente vero.
La realtà è molto più complessa. Quando il Vortice Polare va in crisi, l’aria gelida scappa dal Polo, ma non ha un navigatore impostato su “Roma” o “Milano”. Potrebbe finire in Siberia, in America o in mezzo all’oceano. Le equazioni matematiche che usiamo per prevedere questi movimenti sono difficilissime da risolvere e, più cerchiamo di guardare lontano nel tempo, più il risultato diventa incerto. Quindi, diffidate di chi vi vende certezze assolute per le prossime settimane basandosi solo su questo fenomeno.
Cosa sta per succedere davvero a inizio febbraio?
Fatta questa premessa, veniamo ai dati reali analizzati da MeteoLive.it grazie al supporto del centro di calcolo di Meteo Italia S.r.l.. Le proiezioni confermano che, proprio nei primi giorni di febbraio, si verificherà un importante riscaldamento sopra il Polo Nord. L’area interessata sarà quella tra Canada, Siberia e Groenlandia.
Questo calore improvviso agirà come una morsa sul Vortice Polare. Al momento, l’ipotesi più probabile non è una divisione immediata in due lobi del vortice polare in STRATOSFERA, ma piuttosto una graduale dispersione, che intorno al 5-6 febbraio, potrebbe culminare in una vera e propria divisione in due lobi (ipotesi del modello GFS che vediamo qui sotto secondo l’elaborazione grafica di Meteociel) oppure in una dispersione più netta del freddo verso le basse latitudini, ma senza una divisione netta in due nuclei (ipotesi ECMWF)

Venti in rallentamento, ma niente retromarcia (per ora)
Il possibile effetto in troposfera potrebbe essere quello di un rallentamento dei venti. Normalmente, le correnti viaggiano veloci da ovest verso est (flusso zonale), portando il clima mite dell’oceano. Con questo disturbo, il “nastro trasportatore” delle correnti dovrebbe rallentare sensibilmente tra la prima e la seconda decade di febbraio, come evidenzia qui il modello ECMWF su base grafica Meteociel, portando anche potenziali situazioni perturbate con risvolti nevosi:

Attenzione però: quella evidenziata sopra è per ora un’ipotesi estrema, molte altre emissioni non vedono una retrogressione dell’aria fredda così netta, in altre parole, affinché il gelo russo arrivi da noi, i venti dovrebbero invertire la marcia in modo netto e questa ipotesi deve essere condivisa da tutti i modelli, cosa che NON sta avvenendo, oltretutto la formazione di un anticiclone di blocco delle correnti atlantiche da cui si originerebbe questa inversione dei venti, appare ancora poco credibile. C’è un segnale di debolezza dei venti occidentali, è vero, ma non siamo ancora di fronte al blocco totale che serve per portare il grande freddo in Mediterraneo.
In sintesi, siamo in una fase di attesa: sappiamo che la trottola polare subirà un colpo, ma non sappiamo ancora se questo colpo sarà abbastanza forte da cambiare il tempo a casa nostra, bisognerà seguire i prossimi aggiornamenti passo dopo passo.

