Dopo il ciclone al sud toccherà al resto d’Italia? Vediamo quando
Il ciclone sul meridione potrebbe essere solo un prologo di un periodo finalmente generoso di precipitazioni con tutto il nostro Paese.

L’insidiosa depressione che in queste ore sta interessando il Meridione e gran parte del medio Adriatico continuerà a mantenere condizioni di marcata instabilità almeno fino a martedì 3 novembre, dispensando precipitazioni abbondanti e insistenti soprattutto tra Puglia e Basilicata. In alcune aree non si escludono accumuli superiori ai 100 mm, con situazioni di particolare attenzione lungo i versanti ionici e nelle zone interne lucane, dove i fenomeni potranno risultare persistenti e localmente intensi. Lo si vede da questa mappa tratta dal modello GFS su base grafica WXCHARTS per martedì novembre:

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare dopo un episodio così significativo, gli ultimi aggiornamenti modellistici non mostrano alcun ritorno stabile e duraturo dell’alta pressione sul nostro Paese. Al contrario, il Mediterraneo centrale potrebbe continuare a rappresentare un terreno favorevole per la formazione e il transito di nuove figure depressionarie.
Tra il 4 e il 7 novembre il tempo rimarrà infatti spesso irrequieto. Le aree maggiormente esposte saranno la Sardegna, la Toscana e la Romagna, regioni che potrebbero trovarsi a più riprese sotto l’influenza di infiltrazioni umide e impulsi instabili capaci di generare nuove precipitazioni. Si tratterebbe di una fase interlocutoria ma tutt’altro che tranquilla, caratterizzata da una persistente variabilità e da frequenti occasioni per piogge e rovesci.
Successivamente, tra l’8 e il 10 novembre, gli scenari proposti dal modello americano GFS delineano una possibile evoluzione ancora più dinamica. Le correnti atlantiche potrebbero infatti riuscire a sfondare con maggiore decisione verso l’Europa occidentale e il Mediterraneo, dando il via a una fase perturbata più organizzata e diffusa. In questo contesto il Nord e gran parte delle regioni tirreniche diverrebbero bersagli privilegiati dei sistemi frontali in arrivo dall’oceano, Sardegna compresa.
Ecco una mappa barica relativa alla media degli scenari del modello GFS su base grafica WXCHARTS che evidenzia proprio la modifica della circolazione generale sull’Europa sul finire della prima decade di novembre:

Ed ecco i risvolti precipitativi (in verde) previsti sempre dalla media degli scenari del modello GFS su base grafica WXCHARTS per il 10 novembre:

Se tale configurazione dovesse essere confermata nei prossimi aggiornamenti, si aprirebbe un periodo caratterizzato da frequenti passaggi perturbati, potenzialmente in grado di contribuire in maniera significativa al recupero del deficit pluviometrico ancora presente in alcune regioni, soprattutto del Nord-Ovest, dove la situazione siccitosa, pur attenuata rispetto ai mesi precedenti, non può ancora dirsi completamente archiviata.
Sul fronte termico, dopo il raffreddamento registrato negli ultimi giorni, è atteso un progressivo aumento delle temperature. L’inserimento di correnti di Libeccio e successivamente di Ostro favorirà valori più miti soprattutto al Sud e successivamente anche sulle regioni centrali. Diversa la situazione al Nord, dove la maggiore presenza di nubi e precipitazioni potrebbe determinare una flessione delle temperature massime.
Per quanto riguarda la neve, l’episodio a quote relativamente basse osservato al Sud resterà probabilmente isolato. Sulle Alpi, infatti, il ritorno delle perturbazioni atlantiche dovrebbe inserirsi in un contesto mediamente più mite, mantenendo il limite delle nevicate generalmente compreso tra 1300 e 1700 metri. Solo un eventuale contributo di aria fredda proveniente dalla Scandinavia potrebbe successivamente abbassare la quota neve fino a 1000-1200 metri, uno scenario che al momento resta ancora da verificare.
