10:49 25 Febbraio 2026

2026: l’anno del non ritorno, Artico ai minimi storici

Alcune preoccupanti anomalie potrebbero avere pesanti ripercussioni sul tempo di tutto il resto dell'anno, a partire dall'estate. Cosa succederà?

2026: l’anno del non ritorno, Artico ai minimi storici

Artico in crisi: il volume del ghiaccio è il più basso degli ultimi anni

Il dato più allarmante arriva dal Polo Nord. Il volume del ghiaccio artico aggiornato al 15 febbraio 2026 risulta inferiore a tutti gli anni recenti, compreso il quadriennio 2022–2025, e molto distante dalla media 2004–2013.

Un Artico così impoverito riduce drasticamente il “serbatoio” di aria fredda disponibile per il vortice polare, rendendolo debole e facilmente disturbabile dal calore degli oceani.
Conseguenza: sempre meno irruzioni fredde e un inverno europeo che fatica a esistere.
Ecco una mappa che testimonia (linea azzurra) quanto la concentrazione dei ghiacci al Polo sia stata esigua rispetto al recente passato, di gran lunga inferiore all’anno “nero” 2011-2012:

Perché è importante?

Perché il ghiaccio artico funziona come un serbatoio di aria fredda per il vortice polare e quando il volume scende così tanto il vortice polare diventa più fragile, l’oceano assorbe più calore, diventa più difficile costruire un inverno dinamico. Ecco un’altra immagine che testimonia la scarsa concentrazione dei ghiacci marini al Polo nord rispetto alla media 1981-2010:

GLAM in fase negativa, ma il freddo non è arrivato

L’indice GLAM (Global Relative Atmospheric Angular Momentum) misura la quantità di momento angolare presente nell’atmosfera, cioè la velocità con cui l’aria si muove attorno al pianeta. In parole semplici: quando il GLAM scende (fase negativa), l’atmosfera rallenta, quando il GLAM sale (fase positiva), l’atmosfera accelera. Questo rallentamento o accelerazione influenza la circolazione generale.

Quando il GLAM è negativo:

  • diminuisce la spinta zonale (ovvero il flusso ovest‑est)
  • aumentano i blocchi anticiclonici
  • diventano più probabili gli scambi meridiani, cioè movimenti nord‑sud dell’aria
  • in teoria, può favorire fasi fredde in Europa e nel Mediterraneo

Ebbene, nonostante la fase negativa marcata che abbiamo vissuto, NON si sono avute nel Mediterraneo irruzioni di aria fredda. Questo è un segnale di quanto il sistema atmosferico sia oggi meno reattivo ai classici indici dinamici.

Oceani bollenti e transizione verso El Niño: rischio di nuovi record globali

Nonostante la presenza di La Niña e una PDO negativa, due fattori che normalmente raffreddano il pianeta, le temperature globali continuano a salire. Il motivo è l’enorme quantità di calore accumulata negli oceani, ormai ai massimi storici.

Tra estate e autunno 2026 è attesa la transizione verso El Niño, un fenomeno che tende ad aumentare ulteriormente le temperature globali. Se confermato, il 2026 potrebbe superare con ampio margine la soglia di +1,5°C dell’aumento termico globale, aprendo scenari estremi, con anticiclone africano più forte e persistente, ondate di calore più lunghe e intense, getto atlantico più instabile e violento.

Ecco le aree dell’emisfero nord che evidenziano al momento, 25 febbraio, temperature sopra la media (in rosso) e quelle sotto la media (in azzurro):

2026: l’anno della possibile rottura climatica

La combinazione di oceani surriscaldati, Artico in crisi e transizione verso El Niño rende il 2026 un anno potenzialmente decisivo. Gli esperti parlano di una possibile “rottura definitiva”, un punto oltre il quale il clima potrebbe smettere di oscillare e iniziare a salire termicamente in modo sempre più rapido.

IN SINTESI

L’elemento più solido e verificabile dell’analisi è uno solo: il volume del ghiaccio artico nel 2026 è ai minimi storici del periodo recente.
L’indice GLAM, pur in fase negativa, non è riuscito a produrre freddo significativo: un segnale che la struttura climatica sta cambiando e che i meccanismi tradizionali non rispondono più come un tempo.
L’arrivo di El Niño potrebbe aggravare la situazione degli oceani, che già evidenziano temperature ben superiori alla media, portandoci a vivere una stagione estiva e poi autunnale decisamente “border line” con rischio di eventi estremi mostruosi: grandinate devastanti, tornado, caldo persistente ed intenso con potenziali nuovi record di temperatura battuti, situazioni alluvionali in autunno.
Insomma tutto il peggio che si possa sperimentare con un’ulteriore aggravante, l’inverno potrebbe risultare ancora più mite di quello che abbiamo sperimentato quest’anno.

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