Un cappellino gelido per il Polo Nord
Finchè resterà così non cambierà nulla.

Questo è il vortice polare in sede troposferica. Sin oltre i 5000m si presenta così, come un lago gelido, compatto e vivace, che solo un riscaldamento stratosferico potrebbe riuscire a scompattare, creando lo scompiglio alle medie latitudini, ma senza dare garanzie su un’eventuale evoluzione gelida per l’Europa.
E’ chiaro comunque che, prima o poi, tutto quel malloppo di freddo, con il rallentamento della struttura vorticosa, almeno in parte dovrà riversarsi verso sud. Resta da definire se lo farà entro la fine del gennaio, a febbraio, o peggio ancora al debutto della primavera, come accaduto nelle annate peggiori, quando le primavere assomigliavano più a degli inverni tardivi che alla stagione mite e gradevole, per quanto bizzarra, che si dovrebbe sperimentare.
Certo, annate questa hanno perseguitato per molti inverni il sud delle Alpi, ma analizzando la situazione sinottica da metà dell’agosto scorso, salta all’occhio un’anomalia tremenda: l’anticiclone ha preso possesso tre quarti dello Stivale per mesi, favorendo piogge abbondanti solo lungo i suoi bordi, così come situazioni alluvionali.
Un’inversione di tendenza rispetto alle ultime annate, che avevano visto meno anticiclone e più dinamicità.
Un elemento in più per valutare i capricci di un clima che non potrà mai comportarsi con quella razionalità e "saggezza" che l’uomo pretende sia in grado di seguire.
Autore : Alessio Grosso
