00:00 17 Agosto 2017

Torna di moda “lo spettro del Sahel per l’Italia?”

Non siamo ancora e difficilmente arriveremo a simili livelli, anche se le fasi siccitose risultano ormai piuttosto frequenti sul nostro territorio.

Torna di moda “lo spettro del Sahel per l’Italia?”

Pronunci Sahel e pensi subito ad una terra arida, desolata, a stretto contatto con il Sahara.

 In realtà le cose non sono andate sempre così per questo territorio africano che va dall’Oceano Atlantico sino al Mar Rosso, dal Senegal sino all’Etiopia. Fino agli inizio degli anni 70 piogge relativamente abbondanti avevano portato questi Stati a migliorare le loro condizioni di vita; c’era stato un relativo benessere, coinciso con un aumento della popolazione.

L’aumento demografico spinse ad una vasta operazione di disboscamento che non fece altro che favorire l’avanzata del deserto. La stagione delle piogge nel Sahel dovrebbe durare circa 4 mesi: da giugno a settembre. Segue poi una lunga fase asciutta per il restante periodo dell’anno. Il mese più piovoso è agosto.

Dal 1972 in poi improvvisamente le piogge cessarono di cadere su gran parte del Sahel; non si trattò di una diminuzione transitoria, alternata a fasi piovose, non piovve praticamente più fino al 1985, ad eccezione di qualche sporadico fenomeno nel 1974. Una tale siccità provocò un inesorabile prosciugamento del famoso Lago Ciad; la vegetazione scomparve per migliaia di km. Con la siccità arrivò anche la carestia: oltre due milioni furono le perdite umane.

Come possa essersi modificato tanto rapidamente il clima della regione resta un mistero: molti scienziati collegano il tutto all’effetto serra, altri al ciclo dell’Enso, altri alla scarsa incidenza del monsone africano nella zona, altri ancora pensano al disboscamento.

Le ondate di caldo africane che interessano sempre più spesso il nostro Paese devono farci pensare che la risalita verso nord della cella di Hadley possa in qualche modo farci vivere periodi siccitosi come accaduto nel Sahel, dove fra l’altro dal 1985 continuano ad alternarsi stagioni piovose a stagioni secche? 

E’ possibile che aumentino caldo e periodi secchi ma senza arrivare ad alcuna vera desertificazione "saheliana"; più grave secondo noi se si inceppasse in maniera cronica e prolungata il meccanismo che regola la normale fluttuazione delle correnti in quota da ovest alle nostre latitudini, molte regioni italiane rischierebbero di non vedere una sola goccia d’acqua per molti mesi.

Tutto certo dipenderà anche dal comportamento del monsone dell’Africa sud occidentale, che influisce anche sul posizionamento della linea di convergenza intertropicale, più piove nel Sahel e più l’anticiclone si muove verso nord e viceversa, determinando siccità da noi. 

Trovare il giusto mezzo non è facile e con il tempo non si può usare l’arma della diplomazia, lui fa esattamente ciò che vuole. Certo la situazione non è incoraggiante…
 

Autore : Alessio Grosso