Quando i riscaldamenti stratosferici danno all’inverno quella marcia in più
Il riscaldamento attualmente partito in sede stratosferica si propagherà entro la fine del mese verso le quote inferiori convergendo alle latitudini polari e subpolari. Da qui trarrà origine una triplice ondata di gelo che in parte scivolerà anche verso l'Europa e l'Italia. Ecco tutto nel dettaglio.

Quel periodo dell’anno compreso tra gennaio e febbraio è di solito particolarmente vulnerabile ai riscaldamenti stratosferici. Il fenomeno, noto come “stratwarming”, è salito alla ribalta del grande pubblico in quel famoso inverno del 1985. Adesso, rispetto ad allora, con il sofisticato monitoraggio satellitare siamo riusciti a comprendere almeno in parte quel meccanismo che nel pieno dell’inverno, quando il vortice polare registra le temperature più basse dell’anno, può fare la differenza.
Il fenomeno è stato anche studiato nelle sue varie sfumature caratteristiche, quindi è stata proposta una classificazione tesa ad individuare le conseguenze d’impatto sul cuore delle vicende meteorologiche che pulsano nella sottostante troposfera.
Questo preambolo per fare il punto sulla situazione attuale: senza entrare in complicati dettagli tecnici, possiamo affermare che l’alta pressione subtropicale atlantica, stimolata in parte anche dall’indice della convettività equatoriale noto come MJO giunto in fase favorevole, si sta erigendo a blocco invalicabile per le miti correnti occidentali atlantiche. Il suo naso è puntato dritto verso il Circolo Polare Artico in proiezione dal lato islandese. Nella seconda parte della settimana tale bolide oserà anche di più e tenterà lo scacco al cuore del vortice polare. Qui subentrerà però la controspinta gelida generata dallo stratwarming, già giunto a pieno regime sui cieli groenlandesi, spinta gelida proiettata verso sud-est in direzione trasversale, con asse puntato verso l’Europa occidentale.
L’irruenza dell’onda gelida impressa in troposfera da tale evenienza dunque sbarrerà la strada all’alta atlantica, ciononostante sull’Europa il progetto di una irruzione da nord-ovest non andrà in porto. L’inerzia del ciclope subtropicale riuscirà difatti a scindere il super lobo canadese in due wave patterns, ossia due onde a scala planetaria, delle quali quella orientale scivolerà sull’Europa, non più puntando il comparto occidentale, ma attraverso la via scandinava. Il freddo sull’Europa giungerà dunque da nord, poi probabilmente anche da nord-est.
Altri elementi in seguito forzeranno il nostro già strapazzato vortice polare e ne nascerà quindi una forte anomalia altopressoria centrale, testimoniata dall’indice AO (oscillazione artica) in caduta libera intorno al 30 gennaio-1 febbraio. Tale status indebolirà dunque ulteriormente tutta la struttura e la costringerà al rilascio di una terza onda planetaria, con relativo carico di gelo destinato al comparto settentrionale cinese e alla Mongolia. Tre saranno quindi i petali di gelo proiettati verso le medie latitudini da qui ai primi giorni di febbraio: il primo sul Canada, il secondo sull’Europa e il terzo sull’Asia nord-orientale.
Da notare infine che la valida teoria di Baldwin e Dunkerton, gli studiosi che si sono occupati in prima persona dei meccanismi prodotti dallo stratwarming, ha trovato pieno riscontro, con una propagazione del warming stratosferico quasi esplosiva, soprattutto considerando l’evento inverso manifestatosi nei primi 15 giorni di gennaio. Cio conferma un’altra teoria, secondo la quale un riscaldamento stratosferico che segue un precedente raffreddamento, può avere effetti immediati e diropenti in troposfera.
Ora non ci resta che vedere come i modelli sinottici digeriranno l’evoluzione soprattutto in ambito Mediterraneo, quello notoriamente più difficile da inquadrare.
Autore : Luca Angelini
