NEVE e FREDDO: la passione a volte porta a calcare troppo la mano
Spesso le carte illudono gli appassionati. Alla fine gli eventi nevosi di portata storica sono relativamente pochi sul nostro Paese.

"Che carte gelide, non ho mai visto nulla di simile", "qui scriviamo la storia", "abbiamo il vortice polare in casa, freddo da record": sono alcune tra le tante espressioni colorite che si leggono sui vari forum di meteorologia presenti in rete durante ogni inverno, pronunciate soprattutto da giovani e giovanissimi, ma qualche volta anche tra gli addetti ai lavori. Lo si fa spesso per troppo amore, amore per questa scienza, per le sue manifestazioni, ma soprattutto per la neve.
Non si grida sempre neve ai 4 venti solo per il gusto di gridarlo, ovvio. Dietro ci sono grossi ragionamenti, ricorsi storici, analisi e contronalisi, ma talvolta si vede solo quel che si vuol vedere e, come una corsa impazzita del modello, si devia in maniera vistosa dalla realtà.
L’esercizio della moderazione, specie quando si ha che fare con un pubblico esigente come il nostro, è allora davvero indispensabile.
Anche perchè quasi sempre i 3/4 del freddo paventato dalle carte spesso svanisce come per magia più ci si avvicina all’evento.
Eppure spesso non si riesce a sottrarsi dalla voglia di chiamare in causa gli anni ’29-’56-’85, da poco anche il febbraio del 1912, insomma le annate in cui, almeno per qualche settimana l’inverno fece davvero sul serio, dimenticandosi anche altre annate, magari meno eccezionali, ma pur sempre prodighe di spunti nevosi e freddi.
Citiamo oggi in questa sede quella del gennaio del ’54 in cui per molti giorni del mese aria artica, sia di tipo marittimo che continentale, raggiunse a più riprese lo Stivale.
Al nord tra il giorno 4 ed il giorno 5, sotto l’incalzare di uno di quei blocchi di aria fredda, si originò una depressione che dispensò oltre mezzo metro di neve sul Piemonte e oltre 30cm di neve fresca a Milano città.
Pochi si ricordano di questo mese, eppure se le configurazioni bariche di allora si realizzassero oggi, molti parlerebbero di evento storico.
Forse una visita alle carte d’archivio ridimensionerebbe l’idea di essere sempre vicini all’evento eccezionale, a prescindere dal global warming.
Autore : Alessio Grosso
