00:00 24 Marzo 2010

La perturbazione di venerdì al nord: chi verrà maggiormente colpito e chi meno

Confermato, anzi accentuato, il transito frontale al nord per la giornata di venerdì. Ecco tutti i dettagli.

La perturbazione di venerdì al nord: chi verrà maggiormente colpito e chi meno

La lunga fase prefrontale che caratterizzerà il tempo delle prossime ore è già iniziata sul nord-ovest. Le correnti si stanno orientando da sud e presto arriverà anche qualche pioggia, soprattutto a ridosso dei settori montuosi.

Il piatto forte, tuttavia, è atteso per la giornata di venerdì. Il fronte freddo di chiusura (quello che introdurrà un calo delle temperature), sarà sulle nostre regioni settentrionali nel pomeriggio della medesima giornata.

Rispetto alle emissioni dei giorni scorsi, oggi le analisi optano per un maggiore coinvolgimento anche dei settori a sud del Po, della Liguria, fino a lambire l’alta Toscana. I rovesci più intensi e gli eventuali temporali interesseranno comunque le zone di pianura più settentrionali e l’arco alpino.

Chi verrà maggiormente interessato? Come abbiamo detto in altre sedi, la dinamica frontale in questione risulterà più simile alla primavera avanzata che al mese di marzo.

Il blocco di rovesci più intensi, atteso per il pomeriggio-sera di venerdì, dovrebbe colpire la Val d’Aosta, l’alto Piemonte, l’alta Lombardia ed a seguire il Triveneto, con sconfinamenti sulle zone pianeggianti limitrofe. In queste zone saranno possibili anche dei temporali associati a locali grandinate specie a fine evento.

Rovesci di un certo peso si attiveranno anche in prossimità dell’Appennino Ligure e Tosco-Emiliano, fino a lambire le zone di pianura dell’alta Toscana. Qui andranno di scena soprattutto rovesci, che però difficilmente assumeranno carattere temporalesco.

Precipitazioni più sporadiche, ma egualmente presenti, saranno possibili sul basso Piemonte, la bassa Lombardia ed il Piacentino.

Il tempo più asciutto, infine, sarà presente sull’estremo ponente ligure (specie la fascia costiera) e sul resto dell’Emilia Romagna (dal Parmense verso levante).

La quota neve, inizialmente attestata sui 2000 metri, subirà un calo al passaggio del ramo freddo, portandosi attorno ai 1300-1500 metri.
Autore : Paolo Bonino