L’Uomo artefice del cambio climatico? L’impossibile proporzione
Siamo sempre in cerca di un punto di riferimento, una misura media tra due opposti entro la quale produrre il massimo risultato con il minimo sforzo. Anche la Natura adotta questo sistema ma i nostri occhi a volte sono incapaci di riconoscere l'ampiezza d'onda sulla quale essa lavora. La ricerca del costante punto medio ci porta quindi a mal interpretare gli eterni cambiamenti del clima
Il Pianeta va incontro a periodici riscaldamenti e raffreddamenti? Questi mutamenti sono determinati da cause naturali o antropiche? Mentre la prima domanda vede sostanzialmente concordi tutti gli scienziati appartenenti alle varie scuole di pensiero, il secondo quesito pone sul piatto la diatriba irrisolta di questo famigerato costante mutamento della nostra atmosfera.
Eppure non sembra neanche tanto difficile affacciarsi alla finestra ogni mattina e constatare ogni giorno un tempo diverso, mite o freddo, bello o brutto. Insomma ogni mattina ci troviamo dinnanzi ad un piccolo cambiamento climatico.
Il punto è proprio questo. Occorre comprendere che la vita sul nostro Pianeta segue una regola fondamentale a cui nulla sfugge: la legge dell’onda. Tutto oscilla attorno ad un perno, un punto medio che costituisce il fulcro dell’equilibrio. Ogni sistema naturale ruota attorno a questo baricentro che costituisce in sostanza quella che noi chiamiamo “media”.
Già, il valore medio però non sta a significare un punto fisso al di fuori del quale tutto è anomalo ma solo la metà tra due oscillazioni opposte, tra due estremi, tra onde diverse appunto.
Se prendiamo in considerazione il giorno e la notte osserviamo il ciclo delle temperature che nell’raco delle 24 ore fluttuano più o meno regolarmente. Una oscillazione termica di maggiore ampiezza può essere inquadrata nelle stagioni. Una ancora maggiore nelle glaciazioni alternate ai periodi interglaciali.
Insomma le fluttuazioni determinano quel vai e vieni di energia che permette il ciclo di conservazione della materia e viene ben descritto dal celebre aforisma di Antoine Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.”
E cosi anche le onde del mare possono essere piccole e frequenti o grandi e distanziate pur rimanendo invariato il livello finale della riva. Perfino la lunghezza d’onda della luce determina i colori dell’iride che dipingono l’arcobaleno. E chi sarà mai in grado di dire quale sia il colore normale e quale no?
Autore : Luca Angelini