00:00 16 Dicembre 2011

L’inverno padano e la gente

Una grande noia e il buio.

L’inverno padano e la gente

Il buio di tante giornate trascorse sotto la nebbia, senza mai un raggio di sole, con quel freddo umido e malsano che ti penetra nelle ossa. Il buio di tante giornate mai cominciate, in cui devi accendere la luce per leggere un libro anche a metà mattina, anche a metà pomeriggio. E poi il nero dell’asfalto, la mestizia della gente, lo squallore delle periferie, in cui tutto trascorre sempre uguale.

La neve, attesa per molte settimane invano, da troppo tempo ormai è la grande assente. Quella neve che servirebbe a portare un po’ di luce e rendere meno freddi e deprimenti quei quartieri, dove davvero non c’è niente da vedere, da vivere, da condividere.

Per la gente però l’inverno è questo: quello dell’anticiclone, delle nebbie, del freddo umido, quando arriva quello secco e uno spiraglio di sole, la primavera sembra più vicina, fa niente se c’è un po’ di brina sulle auto all’alba, a fine gennaio il buio ormai arriva verso le 18 ed è questo il primo segnale di primavera.

Non importa se la televisione racconta di gelo a -20 qua e là, di neve sulle spiagge dell’Adriatico o di tempeste a New York, la globalizzazione non ha scalfito che l’inverno vero o lo fa in casa o non vale niente.

La visione di quanto accade nel proprio orticello è dunque fondamentale per giudicare una stagione. Il conto è quello che dice la Tv, in conto è quello che sperimentano milioni di persone in una grande città, per questo è più inverno con l’anticiclone che con il vento da nord e la neve che cade incessante oltralpe e in Appennino, per questo è più inverno se nevica a larghe falde pur senza attaccare, anche se a Palermo spira lo scirocco con +25°C.

Per il padano è inverno solo se vengono rispettati questi due crismi: la nebbia e la neve.
 

Autore : Alessio Grosso