00:00 8 Giugno 2007

“Er Ponentino de Roma…”

Spesso confuso con un vento sinottico da Nord-Ovest, il vero "Ponentino" rivela un'identità del tutto particolare...

Se ti trovi a Roma, o nelle vicine campagne, magari sui fertili pendii dei colli Albani e Prenestini, senti spesso parlare di “Ponentino”.

Dal contadino alla segretaria, dall’avvocato al commerciante, il “Ponentino” è entrato nella cultura di una città e di una popolazione che nel corso dei secoli ne ha carpito la viva essenza, rispolverando tra le proprie sensazioni antichi sogni di evasiva libertà.

Da sempre, per il romano, il Ponentino è il vento della “rinfrescata”, della carezza dell’aria, della libertà che bussa nell’immaginario delle persone. Quando arriva il Ponentino il cielo si scopre, l’aria si alleggerisce, i colori ravvivano e le montagne tornano a far capolino all’orizzonte. Eccola la Roma del Ponentino, quel vento che tanto cambia nella cornice paesaggistica della città eterna e nell’umore dei suoi abitanti. Tant’è che nemmeno la poesia popolare lo ha risparmiato da lodi e da felici citazioni.

Dal punto di vista prettamente meteorologico, il Ponentino altri non è che una sostenuta brezza di mare proveniente dal vicino Tirreno. A volte può essere così forte da raggiungere, nei quartieri più occidentali della città, punte di oltre 20 nodi. Soffia più deciso in primavera, quando il contrasto tra il mare (ancora freddo) e la terra (scaldata dal sole di maggio) inizia a farsi sentire. E proprio in queste occasioni esso giunge in soccorso delle prime calure cittadine, quando, nelle ore centrali della giornata, spazza senza timori reverenziali l’accumulo di umidità e di pesantezza dell’aria, refrigerando la città e annullando di fatto l’effetto “isola di calore”.

Ma quando, intorno alle 17, il motore della brezza si spegne, della frescura non rimane che un ricordo: l’umidità torna su valori elevati, l’aria torna a ristagnare, e la temperatura sale irrimediabilmente, nonostante si vada verso le ore serali.
Da qui s’intuisce tutta la buona reputazione che il “Ponentino” s’è costruito nella cultura popolare romana.

Il Ponentino non dev’essere però confuso con il vero Ponente. Quest’ultimo, infatti, è il vento sinottico che soffia da Ovest, ma – a differenza del suo “minore” – porta con sé una temperatura generalmente più tiepida ed un maggiore tasso di umidità, anche se poi sono le stagioni a dettare le condizioni specifiche. Può comunque accadere che i due venti si sovrappongano, anche se il Ponentino rimane un vento di superficie e, in quanto brezza, non può soffiare alle quote medio-alte.

Non di rado il Ponentino viene invece confuso con il Maestrale, vento sinottico che soffia da nord-ovest e che porta sul Medio Tirreno tutto il benefico refrigerio di correnti nord-atlantiche. In effetti, la sensazione che si prova “a pelle” tra i due venti è pressoché identica, anche se le differenze “genotipiche” sono piuttosto evidenti.

Ad ogni modo, Ponentino o Maestrale che esso sia, Roma sa vivere in quei momenti attimi di pura poesia…
E, alla resa dei conti, un fatto rimane inopinabile: “a noi romani, er ponentino…ce piace!”.
Autore : Emanuele Latini