DA NON PERDERE! Australia: tanto caldo, ma poco riscaldamento…globale!
Gran caldo in questa fine estate australiana, ma è solo un fuoco di paglia. Niente di eccezionale in confronto al passato, stando alle statistiche e ai dati; anzi buona parte dell’Australia si è addirittura raffreddata!

Sarà che il riscaldamento globale non fa più notizia come prima, sarà che quest’anno i grandi incendi australiani sono stati, almeno fino ad ora, tenuti sotto controllo; eppure la sensazione che quest’isola-continente sia una delle vittime preferenziali del presunto GW, con la sua proverbiale desertificazione galoppante, è ben radicata nell’immaginario collettivo.
Leggendo tra le righe, analizzando i dati grezzi, estrapolando dalle cronache storiche, si giunge alla conclusione che effettivamente molti cambiamenti ci sono stati, almeno nell’ultimo secolo. Gli incendi stanno aumentando negli ultimi decenni è vero, ma per lo più in prossimità delle aree urbane e agricole in generale, e soprattutto nelle regioni meridionali, quelle più popolate e sfruttate.
Le grandi metropoli: Sydney e Melbourne su tutte, stanno crescendo a ritmi vertiginosi, tanto che solo in queste due conurbazioni vive quasi 1 australiano su 2! La popolazione urbana sfiora infatti il 90%! Grandi concentrazioni quindi di edifici, vie di comunicazione, strutture industriali e produttive in genere; e poi traffico, riscaldamenti, climatizzatori ecc. ecc.
Come se la cava il popolo australiano? Soffrendo le calure estive con grande stoicismo come sempre, ma con la consapevolezza che tanto il clima si sta surriscaldando e che forse sarà sempre peggio. Ma non sanno che molte delle stazioni di rilevamento delle temperature stanno soffrendo con loro, avvolte sempre più in queste frenetiche e convulse realtà urbane.
Sono oltre 11.000 le stazioni meteorologiche australiane censite dal Bureau of Meteorology del governo australiano e alcune centinaia quelle che hanno una serie di registrazioni delle temperature di almeno 1 secolo. Circa 100 sono quelle scelte dagli organismi internazionali come riferimento per il monitoraggio del riscaldamento globale.
Si legge che la scelta prevede innanzitutto una lunga serie di dati, quindi una ragionevole lontananza dai centri urbani e un’alta e affidabile qualità dei dati. Premesso che questa affidabilità sia direttamente proporzionale agli altri due parametri, nel senso che una lunga serie è sintomo di controllo costante e la lontananza dalle città è quantomeno necessaria; si scopre però che centinaia di stazioni sono state nel frattempo chiuse o dismesse.
L’esodo verso le grandi città, in particolare negli anni ’60 e ’70 è stata una vera mannaia che ha portato alla chiusura di oltre la metà di queste stazioni di “campagna”. Si tratta di stazioni remote, in zone per lo più disabitate e lungo vie di comunicazione sempre meno frequentate. Vecchie stazioni ferroviarie, uffici postali e simili che oggi generano solo nostalgie da pionieri.
Altre stazioni sono state chiuse negli anni ’90 e 2000, più o meno per lo stesso motivo ed addirittura alcune vengono chiuse proprio in questi anni. Per contro si sono moltiplicate quelle in prossimità delle grandi conurbazioni, delle università, enti di ricerca, aree industriali, allevamenti, piccoli aeroporti, postazioni militari e simili. Il risultato è duplicemente negativo: da un lato non è possibile più confrontare i dati nuovi con quelli vecchi, sia per le posizioni mutate, che per disconformità dei metodi di raccolta; dall’altro i dati delle nuove stazioni appartengono per lo più a un periodo sospetto, mentre quelli delle vecchie stazioni appartengono a tutt’altro periodo. I risultati sono per lo più divergenti.
A questo si va a sommare il potente effetto dell’isola di calore che, specie nelle grandi metropoli, ha generato un picco di aumento proprio in coincidenza del grande exploit demografico. Sydney, che nel primo dopoguerra aveva una popolazione di poco superiore alle 500.000 unità, ha oggi oltre 4,5 milioni di abitanti. Nel 2000 solo, si fa per dire, 3,4 milioni; nel 1980 appena 2,5 milioni.
Ecco che si spiega l’aumento delle temperature, specie quelle massime, negli ultimi 40 anni; con un picco proprio negli ultimi 20 anni. Basta spostarsi una decina di km, al Riverview Observatory, per registrare una mitigazione del fenomeno; che ai 20 km di Parramatta tende a scomparire. Ai 50 km di Richmond si osserva addirittura un’inversione di tendenza, con una progressiva diminuzione delle temperature, specie a partire dal dopoguerra. Quest’ultima stazione chiude nel 1974.
Per completare il quadro, ed avere ancora certezze sui dati più che falsati di Sydney, basta osservare i valori registrati in altre località costiere qualche decina di km a nord e a sud della megalopoli, come ad esempio a Newcastle, Wollongong, Kempsey ecc. per avere conferma dell’esagerato e fuorviante trend all’aumento della grande città.
Un ultimo cenno alle vecchie stazioni, di quelle in attività da almeno un secolo. Per fortuna qualcuna è ancora in funzione, come a Southern Cross, nel cuore dell’Australia occidentale; inutile dire che di riscaldamento globale proprio non c’è traccia. Un simile trend è riscontrabile in molte altre stazioni e in gran parte del continente. Leggiamo infine che né Southern Cross, né Kempsey, fanno parte della lista delle stazioni ufficiali! Meditate.
Autore : Giuseppe Tito
