00:00 20 Aprile 2020

Covid-19: la tentazione del “liberi tutti” potrebbe essere pericolosa

La voglia di tornare alla normalità a tutti i costi il prima possibile, anche a dispetto delle indicazioni della scienza, potrebbe costare cara.

Covid-19: la tentazione del “liberi tutti” potrebbe essere pericolosa

Tutti in giro, controlli allentati, disposizioni rigorose solo sulla carta e in Tv, per il resto ciascuno fa un po’ come gli pare. Guardavo il film "il pianista" ieri, il Venerdì Santo ho rivisto "l’albero degli zoccoli" di Olmi.

Quanto siamo lontani (per fortuna) da quelle realtà: sappiamo solo dire da radical chic: "che tempi, che miseria, quanta povera gente, che disastro" ma sperimentare anche un decimo di quanto si racconta in quei film, pur appartenenti ad epoche diverse, oggi è davvero impensabile. La società è straviziata: abbiamo tutto e riusciamo ad annoiarci, incapaci di gestire il nostro tempo, sempre eternamente infelici, costantemente polemici e trasgressori.

Ancora ieri una madre di famiglia, che da settimane non riesce proprio a starsene a casa, si aggirava tra i giardini del condominio in cui abito e, appena arrivata la polizia per un controllo, si è infilata sotto i cespugli e non è uscita per oltre un’ora.

E’ la fotografia di una nazione che ha nel sotterfugio l’arma migliore per sottrarsi ad uno Stato oppressore, che in molti casi ha la colpa di perseguire solo i deboli, di soffocarci con la burocrazia, incapace di fare la voce grossa con chi invece allo Stato si vorrebbe proprio sostituire. 

Ma i sotterfugi contro il covid-19 sono degli autogol, cosi come far finta che il nemico sia passato (vero Zaia?); certo, dobbiamo salvare economia, in primis il turismo, ma se ti danno una data d’uscita, che è il 4 maggio, perché tu devi farlo prima?
Se ti rompi una gamba e il dottore dice che devi tenere il gesso sino al 4 maggio perché te lo togli e ci cammini sopra il 20 aprile?

Chi si ammala, si ammala, chi muore, muore, è l’immunità di gregge di Johnson, un mese fa criticatissimo, oggi tutti ci stanno dicendo implicitamente la stessa cosa, mascherandole sotto un mare di regole per ricominciare, che si osserveranno al massimo per 3-4 giorni, poi cominceranno anche quelle a vacillare:
-distanziamento
-sanificazione
-scaglionamento orari di lavoro
-mascherine obbligatorie per tutto il giorno
-spiagge con ombrelloni distanziati
-parrucchiere su appuntamenti
-scuola guida con casco obbligatorio per studente ed istruttore
-apertura finestre ogni 60 minuti negli uffici
-nei parchi i bambini solo con un adulto senza poter abbracciare e giocare con altri bambini, accesso ai giochi a turno

E potremmo continuare per ore: non sappiamo stare 60 giorni in casa, dove abbiamo tutto quello che ci serve e facciamo quello che vogliamo, sapremo rispettare tutte queste regole? 

Il punto però è un altro: se il VIRUS MUORE, come ipotizza qualcuno, in breve tutto verrà dimenticato e le restrizioni si dissolveranno con buona pace di tutti, MA se il VIRUS ci propone una seconda ondata, che poi è la prosecuzione della prima, si salvi chi può, un secondo lockdown, una seconda chiusura di massa, sarebbe la catastrofe e metterebbe a nudo ancor più il lato oscuro e peggiore del nostro carattere…

Lo Stato però ci spinge verso l’ottimismo (ieri sera prima notizia del Tg1 la chiusura di un reparto di terapia intensiva a Niguarda, mentre il numero dei morti è rimasto semi-nascosto), è tutta strategia: togliamo la paura, cantiamo con Lady Gaga che ci passa…Intanto meno male che piove! (Pochino fra l’altro)

   

Autore : Alessio Grosso