00:00 14 Gennaio 2008

LOMBORG “le condanne ambientaliste non offrono alternative, si sottovaluta l’inquinamento negli AMBIENTI CHIUSI”

In un editoriale sul Sole 24 ore il Professore danese esprime il suo pensiero.

LOMBORG “le condanne ambientaliste non offrono alternative, si sottovaluta l’inquinamento negli AMBIENTI CHIUSI”

“Da sempre ci preoccupiamo del futuro della Terra” esordisce Lomborg “un tempo avevamo paura che il cielo ci cascasse sulle teste, pensavamo che il pianeta potesse congelare e che tutta la tecnologia si bloccasse per un baco sui computer allo scadere del millennio, timori che sono via via svaniti.

Così è per l’ambiente. Per il Professore danese abbiamo ormai maturato una visione distorta del mondo. Ad esempio la DEFORESTAZIONE. “E’ un problema di ricchezza. Quando l’Europa non godeva dell’attuale benessere non poteva certo permettersi di prendersi cura con tanto amore della natura, ora invece può farlo, e così sta avvenendo anche nei Paesi in via di sviluppo: maggiore ricchezza produce maggiore sensibilità verso le tematiche ambientali”.

Ci sono in realtà problemi ben più gravi come quello DEMOGRAFICO che, secondo Lomborg, finirà per causare una drammatica diminuzione della forza lavoro nei maggiori Paesi industrializzati, con un parallelo aumento della popolazione dipendenti da pensioni e assistenza sanitaria.

Ecco perchè si pone il problema di ridiscutere l’età pensionabile e l’immigrazione. Questi sono problemi grossi.
Ci si preoccupa tanto dell’uso dei pesticidi in agricoltura e si sottovaluta l’inquinamento negli AMBIENTI CHIUSI, specie dove si utilizzano cucine a legna e sterco di animali che uccidono ogni anno un milione e mezzo di persone.

“Dedicarsi esclusivamente infine a come ridurre i gas serra è un modo sbagliato di affrontare la questione dei cambiamenti climatici” conclude il Prof.Lomborg “il numero crescenti di vittime causate da fenomeni neturali non è certamente attribuibile al cambio climatico ma all’aumentato numero di persone presenti sul Pianeta su un territorio fragile sul quale non viene svolta alcuna azione preventiva da parte dei governi”.

Investiamo dunque di più in prevenzione è la conclusione del professore danese.
Autore : Report Alessio Grosso