Inverno marrone, inverno bianco…
Come cambia lo scenario con un certo tipo di correnti.
Il muro del foehn: di qua il vento, il secco, il nulla. Lì sotto ed oltralpe, ma la cosa vale anche per l’Appennino, la neve, anche tanta. Così i versanti alpini ed appenninici fungono da autentici baluardi oppure da protettori rispetto alle masse d’aria che li raggiungono. Il nord-est porta neve sul medio Adriatico, il sud-ovest può portare neve da addolcimento sul Tirreno, ma anche neve da rovesciamento freddo in caso di infilata gelida dalla valle del Rodano.
Lo stesso dicasi per la Valpadana, per il
Piemonte occorre un sud più marcato, meglio ancora se c’è un bel SE depressionario per assistere a nevicate consistenti. Con l’ovest o il NW prende molto l’alta Valle d’Aosta, con il NNW tutti i settori confinali alpini e potremmo continuare a lungo. Di certo questi baluardi determinano inverni marroni oppure bianchi se le correnti insistono per molto tempo in un senso o nell’altro.
Se si resta sempre sottovento generalmente l’inverno suona come fallimentare per gli
appassionati, mentre chi non lo sopporta parla di inverno dolce e non vede l’ora che le giornate si allunghino per poter pensare alla primavera.
Una corrente che si ostini per troppo tempo su una determinata zona sottende pur sempre la presenza di una anomalia, anomalia che è quasi sempre riconducibile ad un posizionamento particolare dell’anticiclone azzorriano o subtropicale che dir si voglia, unitamente al fatto che risulta assodato quanto il flusso zonale atlantico si sia alzato di latitudine e quanto l’Italia venga raggiunta da meno della metà delle perturbazioni a cui prima eravamo abituati, in compenso però sono aumentate le depressioni.
Autore : Alessio Grosso