DRAMMATICA la devastazione CLIMATICA in VALPADANA! Occupazione del suolo spaventosa…
Micro clima regionale ormai sconvolto dall'avanzata esponenziale del cemento.


Percorro una via cittadina nei quartieri periferici dell’ovest milanese, il famigerato Giambellino, Piazza Tirana, laddove una volta finiva la città e come diceva Ramazzotti nella famosa canzone Adesso tu: "dove i tram non vanno quasi più". Infatti lì c’era il capolinea dell’8 e finiva tutto. La via Gonin di oggi, affollata di casermoni, un tempo era campagna, sinonimo di nebbia (e di spaccio purtroppo), un muro per arrivare a Corsico e Buccinasco.
Oggi non c’è più verde, non c’è più natura, non c’è più brina, non c’è più nebbia, manco a banchi.
Procedo ancora verso ovest, ed esco…esco dalla giungla d’asfalto, dall’oppressione dei caseggiati e ritrovo la campagna, quella vera, ma sono dovuto andare oltre Trezzano sul Naviglio, 7km più a SW su ciò che è rimasto della Vigevanese, strada che non ha mai goduto di ottima fama, legata quando ero ragazzo in prevalenza alla presenza di "lucciole".
Oggi lei conserva ancora del verde, degli spazi aperti, del profumo di concime, la campagna c’è ancora, ma bisogna proprio andarsela a cercare.

E c’è semplicemente perchè questo è ormai parco agricolo e c’è un parziale divieto di edificazione qui, parziale perchè qualcuno riesce sempre ad ottenere qualche permesso di straforo, chissà come mai.

L’ovest lombardo però è ancora salvo, dal casello che introduce sulla Milano-Torino procedendo verso Novara e oltre, cambia tutto, il Piemonte è ancora libero dall’esplosione di case e cemento che sta devastando la Lombardia.
Non si è compiuto ancora quel suicidio microclimatico a cui si assiste se si percorre il tratto PERO-SESTO SAN GIOVANNI sulla A4: lì dall’Expo in poi hanno occupato ogni centimetro, lì dove una volta la pioggia si trasformava in NEVE uscendo dall’isola di calore di Milano, lì dove brina e galaverna d’inverno regnavano incontrastati.

La coda è sempre infernale, ci perdi delle mezze ore per andare al lavoro ad est della città e tornare a casa la sera sempre dalla stessa strada. Lì la natura non esiste più.
E che dire del tratto della A8 e della A9 sia in direzione Varese che Como: il verde è stato assassinato, i banchi di nebbia tra Lainate ed Origgio scomparsi per sempre, per arrivare a Legnano è una colata di cemento dietro l’altra.
E se andiamo a nord? La superstrada Monza-Lecco ormai taglia fuori completamente la vista del capoluogo brianzolo, così come quella del Resegone a Lecco, è tutto un tunnel, che sicuramente taglierà fuori il traffico, ma taglia fuori anche lo scopo di un viaggio, osservare il panorama.
La superstrada che collega a Colico poi presenta tunnel che, messi insieme, superano ampiamente la lunghezza di quello del Gottardo in Svizzera e per ammirare il lago devi importi di uscire; certo lì sono state fatte per evitare frane e per tagliar fuori il traffico dal lungolago, ma qualche apertura in più sul lato occidentale non sarebbe guastata.
Anche la Valtellina, dal bivio di Fuentes verso Sondrio e poi su sino a Sondalo, ha subito una cementificazione, ma più che altro un abbandono. Ci sono paesi molto tristi, in cui sembra non abitare più quasi nessuno, specie nell’ultimo tratto prima di arrivare a Bormio: lì i tunnel hanno ucciso quel poco turismo che già c’era prima.

Bormio è ormai una città vista dalla pista Stelvio e se in paese non c’è neve d’inverno fa veramente impressione, sembra che la metropoli lombarda abbia deciso di trasferire una succursale in alta Valtellina. E non sta meglio persino "il piccolo Tibet", LIVIGNO…

Chi ci andava negli anni 80 lo ricorda come una lunga fila di baite disposte al centro della valle per evitare valanghe e abbastanza distanziate per sottrarsi alla propagazione degli incendi da fienile a fienile. "Il piano regolatore ci salva" diceva una volta qualcuno in paese, adesso apriti cielo: stanno costruendo ovunque e anche lì dal quartiere Teola bisogna trovare un angolo libero dalle case per ammirare la valle, tocca risalire sino all’ hotel Intermonti per fare qualche foto suggestiva libera da costruzioni.
E anche lì si parla di un rialzo delle temperature minime per effetto della diffusione dell’abitato. Ricordo nella bergamasca negli anni 80 in Val Serina, che i vecchi dicevano: "troppe case, troppi camini che buttano su caldo, per quello non nevica più", figuriamoci adesso cosa direbbero se fossero ancora tra noi.
Il brutto è che sono peggiorate anche zone dove ancora una volta la campagna la faceva da padrone: la bergamasca sta imitando sempre più Milano e solo arrivando nel Bresciano ma soprattutto oltre il Veronese, ricomincia la campagna che vorresti vedere sempre: da Soave-San Bonifacio si respira tutta un’altra aria.
Eppure anche il Veneto ha fatto passi da gigante per mostrarci i centri commerciali più belli e grandi: "dobbiamo pur lavorare" si dice, ma l’overdose dei grandi magazzini, gli outlet, siamo sicuri siano la scelta giusta per il futuro?
Diceva Marco Paolini in "il Veneto e i tavernicoli": una volta aldilà del Piave ci stava solo qualche osteria, ora i più grandi distretti d’Europa, nelle sere limpide si vede dal Montello accendersi la galassia pedemontana: lassù sotto il Monte Pasubio il grande comparto del tessile e delle macchine industriali, verso Bassano del Grappa la stalla delle ceramiche, lassù sotto le Alpi i vigneti del Cartizze, tra il Piave e Montebelluna, c’è l’area dello scarpone, lassù verso Treviso ecco Benetton e i suoi diecimila fornitori, oltre il Ponte della Priula verso Conegliano la Inox Valley della ristorazione, ZANUSSI, altissimi veneti…" E mi fermo qui.
Non è solo un discorso di sostenibilità, ma anche di rivoluzione micro-climatica.
Meno suolo a disposizione, meno umidità, più caldo, meno pioggia, e meno temporali, coltivazioni che cambiano: il Piemonte dalla risaia vuol passare a coltivare la soia, così diventeranno meno "pazzi" con l’acqua che non c’è più.
E persino in Friuli, dove la campagna riesce ancora a trionfare, se fino a qualche anno fa a Vissignano (PN) si vedeva passare una macchina ogni 3 minuti diretta a San Vito al Tagliamento, oggi se ne vede passare una ogni 3 secondi.
Bisogna fuggire con la bicicletta in mezzo ai prati di Sesto al Reghena (PN) per ritrovare le origini o verso la Lomellina (se abitate in Lombardia) per riflettere sul futuro dei vostri figli e del nostro clima; fermare almeno per un attimo questo mondo che corre verso una tecnologia insostenibile per l’uomo, per chiedersi impugnando il cellulare nel silenzio della natura: "ma quali sono le funzioni di questo smartphone che uso veramente? Cosa mi servono le altre?" Mah…
Autore : Alessio Grosso
