09:17 27 Giugno 2025

GRANDINE gigante e vento a 100 km/h: il Triveneto in ginocchio, ecco cosa è successo

Una tranquilla serata di giugno si è trasformata in un incubo per il Nord-Est. Chicchi di grandine grandi come mandarini, vento a 100 km/h e migliaia di fulmini hanno lasciato una scia di devastazione.

GRANDINE gigante e vento a 100 km/h: il Triveneto in ginocchio, ecco cosa è successo

Quella che doveva essere una tranquilla serata di fine giugno si è trasformata, in poche ore, in uno scenario apocalittico per ampie zone del Nord-Est, come ampiamente previsto dai nostri articoli.
Nella serata di giovedì 26 giugno 2025, una violentissima ondata di maltempo ha squarciato i cieli di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Alto Adige, scatenando una tempesta di rara intensità che ha lasciato dietro di sé una scia di danni e paura. Il cielo si è oscurato all’improvviso, preannunciando l’arrivo di un fronte temporalesco che ha messo in ginocchio interi territori.

La genesi del disastro, la supercella

A scatenare tale finimondo non è stato un temporale comune, bensì la più temibile e organizzata delle strutture temporalesche: la supercella. A differenza di un normale temporale, una supercella è un fenomeno meteorologico caratterizzato da una profonda e persistente rotazione al suo interno, una sorta di gigantesco vortice verticale noto come mesociclone. È proprio questa struttura rotante che le conferisce un’energia e una capacità distruttiva senza pari, permettendole di generare fenomeni estremi come grandine di dimensioni eccezionali, raffiche di vento violente e un’attività elettrica incessante. L’allerta meteo, diramata per la fascia oraria tra le 20 di giovedì e le 4 di venerdì, si è purtroppo rivelata drammaticamente accurata.

Proiettili di ghiaccio dal cielo

Il simbolo più terrificante della serata è stata senza dubbio la grandine, caduta con una violenza e dimensioni a dir poco sbalorditive. In molte località della pianura veneta e friulana, i cieli hanno scaricato veri e propri proiettili di ghiaccio grandi come palline da tennis o arance, che hanno imbiancato strade e giardini come in un’assurda nevicata estiva. In alcune aree, i chicchi hanno superato i 6cm di diametro, con singoli pezzi che, secondo le segnalazioni, hanno raggiunto il peso record di 150 grammi. Le province di Treviso, Pordenone e Udine sono state tra le più martoriate. L’area del Sacilese, in particolare, ha subito danni gravissimi, con chicchi grandi quanto una mano che hanno martoriato automobili, scoperchiato tetti e devastato irrimediabilmente le coltivazioni agricole. Località come Caneva, Porcia e Fontanafredda si sono ritrovate al centro di un vero e proprio bombardamento.

La furia del vento e un cielo in fiamme

Ma la furia della tempesta non si è limitata al ghiaccio. Il passaggio delle supercelle è stato accompagnato da raffiche di vento lineari (downburst) che in diverse località hanno superato i 100 km/h, sradicando alberi e abbattendo pali dell’illuminazione pubblica, come segnalato a Palmanova e Romans d’Isonzo. Il cielo, nel frattempo, era illuminato a giorno da un’attività elettrica incessante e spaventosa. In Alto Adige sono stati registrati oltre 2.600 fulmini in appena sei ore. Questa tempesta elettrica ha avuto conseguenze dirette: a Varmo, un fulmine ha colpito una palazzina causando l’incendio delle travi del tetto, mentre un altro ha innescato un incendio boschivo nel comune di Resia.

La conta dei danni e la macchina dei soccorsi

Il bilancio del giorno dopo è pesante e la macchina dei soccorsi ha lavorato senza sosta per tutta la notte. I vigili del fuoco sono stati impegnati in decine e decine di interventi. Nel solo comando provinciale di Udine se ne contano una quarantina, principalmente per la rimozione di alberi e rami caduti che ostruivano le strade in comuni come Cervignano del Friuli e Talmassons. Numerose anche le segnalazioni di malfunzionamenti alle linee elettriche e di allagamenti, in particolare a Sacile e Azzano Decimo. La furia della tempesta, dopo aver colpito il Pordenonese, ha proseguito la sua marcia verso est, investendo il cuore del Friuli, la Bassa Friulana e la costa, da Lignano a Trieste, rievocando a Mortegliano il ricordo amaro delle devastazioni passate.
La violenta ondata di maltempo di giovedì sera non è stata solo un evento meteorologico estremo, ma una vera e propria ferita inferta al territorio. La conta dei danni, materiali ed economici, è ingente e testimonia la crescente vulnerabilità delle nostre comunità di fronte a fenomeni di tale portata. La cronaca di questa notte di tempesta ci ricorda con brutalità come il clima stia cambiando, rendendo sempre più frequenti eventi che un tempo erano considerati eccezionali. È un monito severo che ci impone di non abbassare la guardia e di riflettere sulla fragilità del nostro equilibrio.