Una nuova preoccupante minaccia, 06/02/1986 19° puntata
La fase più critica della situazione, dopo le emergenze dei giorni passati, era ormai passata e...

..nelle zone più colpite si lavorava sodo per ripristinare al più presto gli ingenti danni causati da tempeste di vento, pioggia e neve. L’ Alto Adige era sepolto da metri di neve: si è trattato di una nevicata fra le più consistenti che si ricordano sulle Dolomiti, e che la gente di quei luoghi difficilmente dimenticherà.
Basta infatti soggiornare in Alto Adige per trovare appesi in numerosi ristoranti, alberghi e residence le sorprendenti fotografie di quel famoso “febbraio 1986”. Nella trasmissione meteo “Che tempo fa” della sera del 6 febbraio 1986 il meteorologo Guido Caroselli commentava l’immagine da satellite, confermando che l’area ciclonica che governava da giorni gran parte dell’Europa centro-meridionale stava penalizzando in quelle ore il Sud Italia, ed il minimo si sarebbe spostato nelle ore successive dal basso Tirreno alla Grecia.
Piogge e locali temporali stavano interessando le regioni centro-meridionali adriatiche, la Sardegna, il basso Tirreno, la Sicilia, la Puglia e la Calabria. Il resto d’Italia stava vivendo una fase di temporaneo intervallo.
Ma il meteorologo quella sera aveva -testuali parole- “importanti novità da annunciare”, e aveva preparato una interessante analisi prevista per 36 ore dopo, e che riportiamo qui a fianco.
Nella mappa è indicato anche un nocciolo colorato che arriva fino al color magenta scuro: questo nocciolo è indice di intensi moti verticali delle masse d’aria, e quindi di forte maltempo.
C’era da attendersi allora tempo molto perturbato sull’Italia tra l’8 ed il 9 febbraio, quando la zona rossa si sarebbe spostata verso l’Adriatico. Caroselli si augurava che l’incipiente peggioramento non fosse stato pesante come il precedente.
Le temperature minime registrate durante la notte precedente non erano particolarmente gelide in Italia: la città più fredda era Venezia con -3°C; le uniche altre città sottozero erano Aosta e Cuneo con -2°C, Bolzano, Trieste, L’Aquila e Potenza con -1°C. Le città più miti erano Palermo e Reggio Calabria con +8°C. Ma all’estero il freddo era in agguato: ben -22°C di minima a Mosca, -16°C a Varsavia e -14°C a Stoccolma. Era nevicato a Londra, come pure in gran parte della Germania. Nelle scorse puntate abbiamo tanto parlato della situazione neve sulle Alpi, ma com’era sull’Appennino settentrionale? Ottima! All’Abetone c’erano dai 200 ai 350 cm di neve; al Corno alle Scale dai 150 ai 200 cm, come pure sul Monte Amiata. A Sant’Anna Pelago, infine lo spessore variava dai 60 ai 120 cm.
Pur essendo i valori termici italiani delle ore 13 globalmente inferiori alla norma, neanche durante il giorno si toccavano valori particolarmente bassi: il nocciolo più freddo era concentrato tra Mondovì e Cuneo con -1°C. Temperature di poco superiori allo zero sulla Pianura Padana, mite sulla costa tirrenica e soprattutto in Sicilia, dove sullo stretto di Messina si arrivava a +13°C/+14°C. Nel commento della carta del tempo di quella sera, il meteorologo sottolineava che fino a quando l’alta pressione sarebbe rimasta disposta lungo i paralleli a latitudini così elevate, la configurazione non sarebbe di certo stata favorevole per l’Italia.
Quella zona anticiclonica, infatti, convogliava correnti gelide da Est verso l’Atlantico, e l’aria che tendeva ad uscire dalle zone di alta pressione -come è noto- si portava verso quelle di bassa pressione, che gradualmente venivano convogliate verso di noi dalle correnti atlantiche. Concludeva simpaticamente affermando che si trattava di un “rendez-vous” tra l’aria fredda continentale e quella mite atlantica. Eravamo dunque in attesa di nuove piogge e nuove nevicate…
A cura di www.meteoprospero.com
Ringraziamo Giovan Battista Mazzoni per averci fornito i dati sulla neve in Appennino.
Autore : Alessandro Bruscagin
