Terremoto: l’orecchio sempre teso a percepire il minimo rumore
La psicosi terremoto non passa, anche lontano dalle zone più colpite.

Sei al lavoro, concentrato sul pezzo che stai scrivendo ma sempre sul chi va là. Le scosse ripetute delle ultime 24 ore hanno lasciato il segno, più di quelle del 20 maggio, e mentre scrivi d’impeto la scrivania e lo schermo tremano, ti devi fermare a capire se è la tua veemenza sulla tastiera o una nuova scossa.
Ascoltavo le testimonianze di ieri dai luoghi del disastro: più che una scossa sembrava una bomba, un’esplosione, come nel film di Emmerich 2012, ricordava qualcuno. In effetti anche qui a Milano, relativamente lontano, la scossa delle 9.02 è stata come una frustata, una frustata di quelle violente però, che ti si fissa nella mente e lascia il segno.
La scossa delle 12.56 invece è stata un crescendo: è partita lentamente, poi è salita d’intensità e sono tremati ancora i muri, un tremore che ti resta in testa, ti si fissa nella mente, quegli scricchiolii tremendi che paralizzano i movimenti, che non ti fanno ragionare, se non per chiedere alla Terra di fermarsi.
In meteorologia sei abituato a prevedere il rischio e quando vedi il temporale di fronte a te, sai più o meno a cosa andrai incontro, perchè vedi la nube, le sue caratteristiche, hai osservato il radar, hai compreso le modalità d’azione della cella temporalesca, ma qui sei di fronte ad un pericolo subdolo, dalle potenzialità mostruose e che non si vede, ma si sente.
Se di fronte all’imbuto tornadico hai comunque una ragionevole quantità di tempo per metterti in salvo, qui hai una manciata di secondi per farlo e spesso non bastano, perchè magari non c’è nemmeno il tempo e la forza di guadagnare l’uscita, o si è impossibilitati a farlo perchè la porta oscilla e non si riesce ad afferrare la maniglia per uscire, oppure non si ha la prontezza di riflessi per rifugiarsi sotto il tavolo, così come dovrebbero insegnare anche ai bambini nelle scuole.
Si vive dunque con l’ansia di nuove scosse, che nessuno modello matematico riuscirà mai a prevedere, questa perturbazione sotterranea, questa grandinata dal ventre della Terra, è come un ladro arrivato di notte che ci coglie nel sonno.
Autore : Alessio Grosso
