FREDDO ARTICO punta l’Italia, le conseguenze
Non solo freddo in arrivo: torna la neve, e potrebbe scendere a quote basse.

Prepariamoci a un cambio radicale: l’inverno bussa alla porta. L’aria polare è attesa in Italia da giovedì 20 novembre, portando una diminuzione delle temperature e neve a quote basse, specialmente al Nord. Il maltempo colpirà anche il Centro-Sud.
L’antipasto: venti meridionali e prime piogge
Prima della svolta fredda, l’atmosfera sta preparando il terreno. Questo sabato e domenica (15-16 novembre) funzioneranno come un preludio. Alcune perturbazioni atlantiche porteranno le prime piogge anche abbondanti al Nord, specie sulla Liguria, ma il segnale più importante sarà il vento. L’attivazione dello Scirocco e del Libeccio trasporterà aria molto umida e mite verso il nostro Paese.
Questo è un dettaglio cruciale: quest’aria umida sarà il “carburante” che, scontrandosi con il gelo in arrivo, scatenerà le precipitazioni più intense.
Martedì 18 e mercoledì 19: si forma il vortice
La situazione evolverà rapidamente all’inizio della prossima settimana. Entro martedì 18 e mercoledì 19, l’interazione tra queste diverse correnti dovrebbe generare un vortice di bassa pressione sul Mediterraneo.
Questo vortice agirà come un vero e proprio motore meteorologico, richiamando instabilità. In questa fase ci aspettiamo piogge diffuse e tempo instabile, che questa volta si concentreranno soprattutto sulle regioni Centrali e Meridionali del Paese.
Da giovedì 20 novembre: l’aria polare sfonda in Italia
La vera svolta è attesa da giovedì 20 novembre. In questa data dovrebbe fare il suo ingresso il primo vero affondo di aria polare della stagione. Possiamo immaginarlo come un enorme fiume d’aria gelida che scende dall’Artico. Spesso trova una via preferenziale, come la Valle del Rodano in Francia (la cosiddetta “Porta del Rodano”), che agisce come un corridoio per dirigere il freddo dritto verso i nostri mari.
La conseguenza immediata? Un deciso crollo delle temperature, a partire dal Nord per poi estendersi rapidamente anche al Centro. Potremo scendere sotto le medie climatiche tipiche del periodo.
Il ritorno della neve: dove e a quale quota?
Quando l’aria polare impatterà contro l’aria più umida preesistente (il “carburante” portato dallo Scirocco), il risultato saranno precipitazioni intense. La caratteristica più attesa sarà la neve a quote molto basse.
Il picco di questa fase è previsto tra giovedì 20 e venerdì 21. Attualmente, i modelli suggeriscono che la neve potrebbe cadere diffusamente attorno ai 700-800 metri sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale (Ligure, Tosco-Emiliano).
Tuttavia, potrebbero esserci delle sorprese. In alcune aree, come il Basso Piemonte (province di Cuneo, Asti, Alessandria) e parti del Triveneto (Friuli, pedemontana veneta, fondovalle dell’Adige), precipitazioni intense potrebbero “spingere” la neve fino a quote di 400-500m. Qualche fiocco è possibile anche sull’Appennino centrale (sopra i 1.000 metri) e persino sul Gennargentu in Sardegna.
Temporali e vento forte al Centro-Sud
Il Centro e il Sud non staranno a guardare. Su queste regioni, il forte contrasto tra l’aria gelida in arrivo e quella più mite e umida presente sul mare agirà come mescolare due elementi reattivi.
Questa energia potrebbe scatenare lo sviluppo di forti temporali e intense raffiche di vento. La situazione su queste aree andrà monitorata per la possibile formazione di fenomeni localmente intensi.
Un finale di settimana ancora più invernale?
L’ondata di freddo non sembra concludersi venerdì. Guardando verso il fine settimana successivo (sabato 22 e domenica 23), l’aria fredda potrebbe affondare ulteriormente nel Mediterraneo.
Questo potrebbe alimentare un nuovo sistema di bassa pressione, mantenendo il tempo molto instabile, specialmente al Centro-Sud e forse sul Nordest. Le temperature potrebbero calare ulteriormente. Questa è un’ottima notizia per le Alpi, che probabilmente riceveranno accumuli di neve significativi.
Bisognerà prestare attenzione, quindi, alla possibilità di neve fino a quote molto basse (bassa collina o alta pianura) su Piemonte, Lombardia e Triveneto, se l’irruzione dovesse rivelarsi particolarmente rapida e intensa.
Considerata la distanza temporale, questa evoluzione presenta ancora incertezze e avrà bisogno di conferme nei prossimi aggiornamenti.
