09:53 9 Gennaio 2024

INVERNO CALDO: preparatevi al bombardamento mediatico (ma ci sarebbe anche con -10°C e 30cm di neve a Roma)

Il nord Europa e la Russia hanno vissuto una fase invernale cruda con temperature eccezionalmente negative ma se n'è parlato pochissimo, l'importante è gettare benzina sul fuoco del global warming e ora le notizie il tempo le offrirà ai media su un piatto d'argento. Ma anche se accadesse il contrario girerebbero la frittata, dunque tocca rassegnarsi ma tenendo gli occhi bene aperti.

L’inverno è nato male e sta per finire peggio, almeno per ciò che concerne gennaio. I media non aspettavano altro che alimentare il fuoco del global warming e saranno accontentati. Da metà mese si aprirà uno scenario molto mite per l’Italia, proprio quando sembrava che il freddo dovesse fare sul serio.

Ormai non passa giorno che il mantra sul global warming non venga rimarcato sulla tv di Stato e su molti altri network di informazione. Il punto è che se anche arrivasse un gelo a -10°C a Roma, stile 1985 con 30cm di neve, sarebbe facile indicare anche un evento del genere in quadro di eccezionalità riconducibile alle bizzarrie del riscaldamento globale.

Provate però a chiedere ad un abitante della Siberia quanto global warming sente e quanto vorrebbe far cambio anche solo per una settimana con il clima che abbiamo in Italia.

E pensate poi se il clima, improvvisamente, per cause naturali legate al ciclo naturale delle fasi glaciali, dovesse proporre davvero un raffreddamento simile. Cosa direbbero? Che è colpa dell’uomo che inquina: dobbiamo combattere il global colding, l’importante è avere sempre un nemico da combattere, lo insegna il mondo in cui viviamo: si fabbricano le armi, dunque per alimentarne il business bisogna trovare un pretesto per fare le guerre, alimentando l’odio tra i popoli.

Potete certamente dire: che discorso populista! Il punto è che anche di populistico c’è proprio ben poco in uno Stato che impone tutto: dalle tasse al pensiero, se non ci rimane nemmeno la possibilità di esprimerci liberamente in rete, rimarrà ben poco della democrazia.

Gran parte dei giovani (per non parlare dei giovanissimi) non sanno nulla di politica, nulla delle istituzioni, nulla di scienza, di cultura, di uno Stato che non dialoga con loro, non li capisce: così vivono di trap, di periferie, di situazioni border line, più ancora che negli anni 80, anche se oggi sembra tutto più tecnologico e moderno, eppure la realtà è sempre quella.

I giovani impegnati per l’ambiente si limitano ad imbrattare monumenti ed attuare blocchi stradali, per cosa? Dovrebbero incatenarsi davanti ai cantieri che costruiscono nuovi quartieri cittadini o centri commerciali inutili e stare lì per settimane, invece fanno le cose da figli di papà, perché è di moda o si pestano fuori dagli stadi, negli autogrill, o si danno appuntamento per darsi quattro sprangate, per noia, finché ci sarà qualcuno che li mantiene.

Combattere per il nostro futuro non significa accorrere al capezzale del clima che non è malato: la natura sa benissimo cosa deve fare, non ha bisogno di noi, l’uomo deve piantarla di sentirsi al comando del mondo, non siamo noi i padroni della Terra, non riusciremo mai a regolare il termostato delle temperature. Moriremo tutti senza aver abbassato la temperatura di una virgola. Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice.
E’ ovvio che per arrestare la crescita delle temperature superficiali del pianeta occorrerebbe una cosa sola: la scomparsa totale dell’uomo, la natura si riprenderebbe i suoi spazi e il cemento verrebbe sommerso nel volgere di breve, ma non è percorribile.

Inquinare di meno allora è sbagliato? Ovvio che è GIUSTO, si deve fare ma l’obiettivo primario di queste azioni sarebbe quello di evitare di morire di cancro, di non trasformare le nostre città in forni (sul microclima si può fare tanto ma sul macro e in libera atmosfera praticamente nulla), salvaguardando il verde con piano regolari intelligenti. Inquinare di meno significa anche smettere di costruire, invece l’occupazione di suolo è ormai selvaggia e inarrestabile, e siamo solo all’inizio.

Veder crescere le viti o il granturco di fianco alle corsie autostradali mette sempre una grande inquietudine, di cosa mi nutrirò si pensa, ma nessuno fa nulla, solo il bombardamento televisivo di un mondo che va a rotoli, di isole che scompaiono (sono ancora praticamente tutte lì), di Venezia che affoga (lo dicono dagli anni 80) e dei record di caldo battuti, che nessuno ormai si fila quasi più…