00:00 23 Gennaio 2003

Prato: quell’entusiasmante febbraio del 1999

Un susseguirsi emozionante di pioggia e neve nel racconto di uno dei nostri forumisti

Prato: quell’entusiasmante febbraio del 1999

L’ANTEFATTO. Il 4-5-6 febbrario 1999 un’eccezionale botta di favonio fece impennare i termometri sul Piemonte fino a 22° e più. La Regione fu devastata dagli incendi. Il 7 e 8 l’aria polare, che fino a quel momento si era ammassata sulle Alpi dando seguito a quello spettacolare stau-Foehn, riuscì a penetrare sia dalla valle del Rodano che dalla porta della Bora. La temperatura sull’Italia scese di parecchi gradi, ma non da grande ondata di gelo.

L’8 febbraio a Prato fu una giornata fresca di Tramontana, con massima tiepida di 9,5°. La sera era stupenda, ma il calo del vento consentì alla temperatura di crollare a -1°. Intanto le previsioni annunciavano l’arrivo di una nuova veloce perturbazione dalla Francia: si attendevano temporali e, in un primo momento, nevicate sul Tirreno intorno agli 800-1000 metri.

LA SORPRESA. A mezzanotte il cielo si coprì velocemente da sud-ovest. Non erano le classiche nubi stratificate pre-perturbazione, ma nembostrati minacciosi, subito bassi da coprire la collina. “Stai a vedere che c’improvvisa una nevicata”, dissi a mia moglie mentre andava a letto. Io ero sveglio. Alla 1 dalla collina arriò una nube bianca, subito fiocchi, grandi e promettenti. La temperatura era intorno a 0, 1°. Chiamai mia moglie che si lasciò contagiare dall’entusiasmo. Rimanemmo svegli tutta la notte a guardare i fiocchi che cadevano abbondanti illuminati dal lampione. Presto il trafficò diminuì, le macchine passavano lente e impacciate. Piombò il silenzio.
La mattina del 9 febbraio dopo alle 6, stravolto dalla stanchezza, guardai lo spettacolo dalla finestra: almeno 15 cm di neve ricoprivano ogni cosa, un biancore immenso.

IL DELITTO. Alle 8 c’era ancora tanta neve, ma cadeva pioggerella ghiacciata. Cominciò ad alzarsi il libeccio e in breve la strada fu impantanata dalla poltiglia marrone. La situazione stava mutando completamente, di minuto in minuto. La pioggia, a tratti mista a grandine, cadeva scrociante sotto i colpi di un violento libeccio. Alle 11 il termometro segnava 10,8°: la neve era quasi scomparsa.
Fu una giornata campale per la protezione civile. L’80% dei pini nei giardini pubblici erano stati spezzati dalla neve pesante. Alberi per traverso, sommandosi alla neve, avevano bloccato la viabilità in molte strade cittadine. Nel frattempo cresceva l’allarme per i fiumi.

PAURA ALLUVIONE: A mezzanotte scattava la grande allerta. Luci accese in Prefettura e nella sala operativa della protezione civile. Sul bacino erano caduti quasi 80 millimetri fra neve e pioggia. La neve, sciogliendosi anche in montagna, aveva portato i fiumi a livello di guardia. L’Ombrone minacciava di esondare a Poggio a Caiano: chiuse tutte le vie di accesso al paese mediceo. Il Bisenzio aveva già provocato i primi allagamenti a monte di Prato.

NEVE E ANCORA NEVE: Aveva smesso di piovere, ma per i vigili del fuoco l’allerta non era finita. Stavolta le previsioni ci avevano dato nuova aria gelida in arriva, possibile nevicate anche in pianura. La mattina presto c’erano 7°, il vento era nuovamente girato a nord-est, ma non pensavo in sviluppi clamorosi. Verso le 9 cominciò a piovere, mentre le raffiche di tramontana diventavano sempre più gelide e sferzante. A mezzogiorno segnava 4°, alle 13 era già scesa a 2,5°: fiocchi bianchi cominciavano a mescolarsi alla pioggia. Verso le 16 cominciò a nevicare a bufera, sempre più forte. L’asfalto bagnato dall’abbondante pioggia si gelò e la neve cominciava ad attecchire. Nuova paralisi del traffico. Alle 18 la città aveva riconquistato quel suo candito manto “scippato” dal libeccio e dal nubifragio.
Autore : Albedo59