Bernacca e l’ondata di gelo del febbraio 91: (video storico)

Nel febbraio 1991, durante una delle più intense ondate di freddo che colpirono l’Italia, il generale Edmondo Bernacca, volto storico della meteorologia televisiva intervenne in studio in Rai per spiegare cosa stesse accadendo e se Roma rischiasse di rivivere una nevicata paragonabile a quella del 1985.
Con il suo stile pacato e didattico, Bernacca chiarì subito che un nuovo evento eccezionale non era probabile: mancavano le condizioni sinottiche necessarie. L’aria fredda c’era stata, ma la perturbazione atlantica aveva rapidamente spazzato via la nuvolosità e lo strato freddo, rimettendo in moto l’atmosfera.
I punti chiave dell’intervista
- Nessuna replica dell’85 Per una grande nevicata su Roma servirebbe una bassa pressione stazionaria davanti alle coste laziali, alimentata da aria fredda preesistente. Nel 1991, spiegò Bernacca, questo schema non si era verificato.
- Il ruolo dell’Appennino Roma, vicina al mare, è meno esposta rispetto alle zone interne. Sull’Appennino, invece, l’accumulo di masse d’aria fredda favorisce nevicate più frequenti e persistenti.
- Le statistiche delle nevicate Bernacca mostrò un archivio personale: la nevicata del ’91 risultava la 138ª del secolo. Gennaio è il mese più nevoso (38%), seguito da febbraio (31%), mentre aprile e novembre rappresentano casi eccezionali.
- Il mito del “tempo impazzito” Il generale smontò l’idea che il clima fosse diventato incomprensibile: esistono cicli irregolari, alternanze naturali tra fasi fredde, calde, piovose o siccitose. La sorpresa nasce dalla variabilità, non da un cambiamento improvviso.
- Inquinamento e condizioni meteo Il vero rischio per la qualità dell’aria, spiegò, arriva con l’alta pressione e la stagnazione. La nevicata e la turbolenza avevano invece disperso gli inquinanti, migliorando la qualità dell’aria.

