00:00 12 Settembre 2020

AUTUNNO: i TEMPORALI cambiano sede (con video)

L'avanzamento stagionale presto "spegnerà" i temporali in montagna ed "accenderà" quelli sul mare.

L’estate meteorologica è finita da un pezzo e l’autunno astronomico ha fatto da poco il suo ingresso.

Su alcune regioni fa ancora caldo, ma al mattino l’aria è già più frizzante; compaiono le prime nebbie sulle pianure del nord e il sole si presenta più basso sull’orizzonte. Proprio il calore del sole (quello “attuale” e quello accumulato nelle acque dei nostri mari in tutta la stagione calda) fornisce l’energia ai temporali e consente la loro formazione.

L’energia sprigionata da un temporale di media intensità è paragonabile ad una piccola bomba atomica. Il calore che fornisce l’alimentazione al temporale non può disperdersi nell’ambiente per il principio di conservazione dell’energia e viene quindi convertito in energia elettrica e meccanica che si manifesta con i fulmini, vento e pioggia.

Come mai in estate è più facile incontrare un temporale in montagna piuttosto che in riva al mare? Il motivo è il differente potere calorico che possiedono rispettivamente terra e mare.

Se la terra si scalda subito, il mare ci mette molto di più. Di conseguenza i temporali si formeranno con più facilità laddove troveranno maggiore energia termica da convertire, quindi sulla terraferma.

In montagna, inoltre, abbiamo la presenza dei crinali che possono essere a differente temperatura a seconda della loro esposizione. I contrasti termici aumentano e l’energia a disposizione aumenta anch’essa determinando la formazione di moti convettivi che originano i classici cumulonembi pomeridiani.

Sul mare questo non può accadere in quanto la sua superficie ha una temperatura inferiore a quella dell’aria ed è inoltre completamente liscia, senza asperità. Il temporale si formerà quindi con minore facilità in una zona con poca energia termica a disposizione, come uno specchio d’acqua. In riva al mare, di conseguenza, il temporale in estate è un evento poco frequente, a parte gli sconfinamenti dal vicino entroterra.

In autunno, quando il sole scalda meno, la terraferma inizia a raffreddarsi abbastanza rapidamente. Il mare invece mantiene la temperatura quasi inalterata, potendo contare sul calore immagazzinato durante la stagione estiva. Ovviamente, anche il mare lentamente si raffredda, ma occorre un tempo assai più lungo per compiere questo processo.

Conseguentemente, in autunno e in inverno i temporali si formano preferibilmente sul mare. Nella stagione invernale, quando il mare ha praticamente perso tutto il calore accumulato in estate, i temporali tendono a rifugiarsi sui bacini più meridionali italiani, dove è presente ancora del calore disponibile per la loro creazione. Ecco perché la massima frequenza temporalesca per il meridione d’Italia si ha nel periodo invernale.

Nel video, un esempio di temporale marittimo con tuoni soffocati.

 

 

Autore : Paolo Bonino