Perché dopo il Foehn la temperatura cala sensibilmente?
Quando il vento si placa, svanisce anche l'effetto compressione che conferisce al Foehn il suo caratteristico alito caldo, ma non solo...

Quando i venti di Foehn imperversano sulle pianure che si trovano a ridosso delle grandi catene montuose, come le Alpi o l’Appennino, la temperatura sale rapidamente, mentre l’umidità crolla. Questo processo regala cieli sereni e atmosfera limpidissima, con visibilità eccezionale, una situazione che può trasformare una giornata di dicembre o gennaio in uno scampolo di primavera inoltrata.
Una regola empirica, ma dimostrata matematicamente, dice che più il vento scende da quote elevate e maggiore è il riscaldamento che provoca sottovento alla nostra catena montuosa. Come tutti gli eventi atmosferici però anche il Foehn prima o poi si esaurisce; ecco che di conseguenza quasi sempre, durante la stagione invernale, si assiste ad una successiva e notevole diminuzione della temperatura.
Il salto può essere davvero sconvolgente, tanto che in val Padana, ad esempio, si sono avuti fino a 20°C in meno nel giro di poche ore. Quali sono le condizioni affinché questo processo avvenga? Come prima spiegato, nel caso che la corrente giunta a noi come vento a effetto favonico discenda da quote molto elevate (naturalmente capita più spesso sottovento alle Alpi), è sufficiente la mancata compressione alla cessazione del vento per riportare la massa d’aria alla sua temperatura originaria.
Solitamente per le Alpi le correnti favoniche provengono da nord e portano masse d’aria anche molto fredda, freddo che si manifesta appunto una volta cessato l’effetto compressione, ma c’è di più, e qui rientrano anche le zone sub-appenniniche, in modo particolare quelle tirreniche. Le masse d’aria fredda sono solitamente anche molto secche, cosi chè alla cessazione del vento l’umidità relativa rimane molto bassa. Basti sapere che in condizioni di umidità relativa attorno al 25-35% la dispersione notturna del calore da parte del terreno verso l’atmosfera è molto più intensa rispetto alle situazioni in cui l’aria è quasi satura (umidità superiore all’80%).
Se a questa situazione aggiungiamo un terreno ancora umido, magari a causa di nevicate o piogge recenti, allora il gioco è fatto, e la dispersione di calore diventerà molto marcata. Durante la notte successiva alla cessazione del Foehn quindi la colonnina di mercurio scenderà molto rapidamente, spesso al di sotto dello zero, tanto da preludere ad eventuali prossime nevicate in caso del successivo intervento in quota delle più miti e umide correnti atlantiche.
Autore : Luca Angelini
