Clima più caldo, tornado più frequenti? I dati smentiscono
Nessun nesso tra i fenomeni vorticosi e l'aumento delle temperature globali, i legami sono da ricercare invece in determinate situazioni sinottiche che variano a seconda delle anomalie termiche oceaniche.
Qui molti ci marciano: due mesi con l’ombra terrificante dei tornado quasi a cadenza quotidiana sulle Plains americane ed ecco la dimostrazione che il clima si è estremizzato. Troppo semplice, anzi banale, almeno tanto quanto falso. Chi mastica quel poco di sinottica da conoscere lo sviluppo dei sistemi temporaleschi e la genesi dei fenomeni vorticosi che a volte vi si associano, ben sanno che più caldo non significa necessariamente più tornado.
L’esempio più lampante arriva dai Tropici, si proprio dagli amatissimi Tropici, che molti vorrebbero qui a casa nostra. Ebbene i temporali più potenti del mondo non sviluppano tornado. Eppure ai Tropici di caldo ne fa eccome. E allora dove sta il nesso? Non esiste alcun nesso, non ci sono legami tra l’aumento delle temperature globali e la maggior frequenza di eventi estremi tornadici.
I tornado infatti si sviluppano in seno alle perturbazioni delle medie altitudini, quelle che mettono a stretto contatto masse d’aria di origini diverse. Solo in questo tipo di situazioni le manifestazioni temporalesche possono contare su uno sviluppo rotatorio delle celle convettive e questo a causa del wind shear, ossia del cambio di direzione del vento in direzione e intensità con la quota. E questo avviene solo e soltanto in ambito frontale e prefrontale, e i fronti ai Tropici non esistono.
Ma allora esistono altre correlazioni che possono essere associate alla maggior frequenza dei fenomeni tornadici?. Analizzando il luogo più tornadico della Terra, le grandi pianure nord-americane, si nota una certa correlazione con l’indice oceanico PDO (Pacific Decadal Oscillation). In particolare l’andamento negativo dell’indice, che contempla acque più fredde lungo le coste pacifiche e più calde nella piscina centrale del Pacifico, risulterebbe in fase con una maggior frequenza di tornado di potenza medio-alta.
Un rialzo dell’indice PDO invece crea fasi più tranquille con fenomeni vorticosi meno frequenti. La questione, pur con variazioni sul tema, risulta in fase su una forbice ventennale, con gli anni ’70 che videro maggior frequenza di eventi, esattamente come il periodo attuale, e gli anni’90 con atmosfera più tranquilla. L’andamento della PDO infatti agisce sui pattern atmosferici come la PNA che regola la latitudine di scorrimento delle perturbazioni cui sono legati i fenomeni temporaleschi in seno ai quali si formano i tanto temuti tornado outbreak americani.
Autore : Luca Angelini