PIOGGIA sempre protagonista ma verso metà mese si vede la NEVE?
Scenari perturbati tra l'autunnale e il primaverile con l'inverno che sfiora sempre l'Italia ma non la abbraccia. Intorno a metà febbraio però si scorge un'evoluzione più fredda.

L’inverno, quello vero, ha ormai perso il treno. Le grandi manovre bariche capaci di portare sull’Italia masse d’aria gelida continentale non si vedono più all’orizzonte: il Vortice Polare, pur disturbato, resta capace di distribuire sull’Europa mediterranea solo onde a tratti ondulate da ovest e il Mediterraneo continua a vivere una stagione dominata da correnti miti, occidentali, con tante perturbazioni in transito cariche di pioggia, nevose dalle quote medie solo per le Alpi.
Eppure, qualche spiraglio per un colpo di coda “simil invernale” esiste ancora. Non si tratta di scenari eclatanti, né di ribaltoni storici, ma di quelle dinamiche tipiche di fine stagione che, se ben orchestrate, possono regalare almeno un assaggio di inverno anche alle zone rimaste completamente a secco di neve.
La prima parte: l’irruzione da nord-ovest, relativamente probabile
Molti modelli concordano su un passaggio di aria fredda di origine polare marittima o artica marittima in discesa da nord-ovest. Eccola nella mappa così come viene prevista dal modello ECMWF su base grafica Meteociel per San Valentino:

Si tratterebbe di un’irruzione dinamica, rapida, capace di:
riportare la neve a quote basse sull’Appennino centrale e forse su parte di quello meridionale, imbiancare i settori alpini di confine, favorire un raffreddamento moderato ma generalizzato su tutta la Penisola, attivare Maestrale, Tramontana e foehn freddo in Valpadana.
Una configurazione classica, più volte vista negli ultimi anni: freddo sì, ma senza la profondità e la persistenza necessarie per costruire un vero episodio invernale.
La seconda parte: il “rimbalzo d’onda”, l’elemento che manca
Per trasformare questa irruzione in qualcosa di più significativo servirebbe un secondo tassello: il rimbalzo d’onda, ovvero una nuova saccatura in arrivo da sud-ovest che scorra sopra l’aria fredda e secca affluita in precedenza. La vediamo qui in questa mappa barica proposta dal modello ECMWF AI su base grafica Meteociel per il 18 febbraio:

È la dinamica che, in passato, ha permesso:
- nevicate di addolcimento sulla Valpadana,
- episodi nevosi anche con termiche non eccezionali,
- accumuli modesti ma diffusi, spesso gli unici dell’intera stagione.
In altre parole: il classico “colpo di coda” che salva l’onore dell’inverno.
Ma i modelli lo vedono?
Ed è qui che la situazione si complica. La prima parte della configurazione – l’irruzione da nord-ovest – è ormai ben inquadrata, come vediamo in questa media degli scenari proposta dal modello ECMWF su base grafica Meteociel per il 14-15 febbraio, che vede una depressione strozzata al sud con venti freddi sostenuti di Tramontana secchi, una configurazione del tutto simile a quella mostrata sopra:

Il rimbalzo d’onda non trova invece conferme solide. Vediamo allora cosa pensa la media
- Alcuni modelli lo accennano,
- altri lo ignorano completamente,
- altri ancora lo mostrano in forma debole e troppo occidentale per coinvolgere il Nord Italia, come si vede qui:

La tendenza prevalente, al momento, è quella di un affondo da nord-ovest senza successiva ciclogenesi sul Mediterraneo occidentale, condizione che renderebbe impossibile la nevicata di addolcimento sulla Pianura Padana.
Perché è così difficile
In primis perché il rimbalzo d’onda non è immediato, cioè l’aria farebbe in tempo a scaldarsi troppo dall’arrivo del vento da nord fino all’arrivo della successiva saccatura.
Secondo elemento la possibilità che l’anticiclone si metta di mezzo, interrompendo proprio nel momento culminante questa “liaison” tra saccature, e infilandoci dentro il naso, come si vede qui nella media degli scenari del modello GFS per il 17 febbraio su base grafica Meteociel:

Sintesi finale
Il grande freddo è definitivamente sfumato.
Un’irruzione da nord-ovest è molto probabile, con freddo moderato e neve a quote basse su Appennino e Alpi di confine.
Il rimbalzo d’onda, necessario per una nevicata di addolcimento al Nord, al momento non trova conferme solide.
La Valpadana rischia un altro inverno “nero”, ma gli scenari restano comunque ancora aperti.

