Ma al nord non piove più? Le prospettive
Tra le cause la mancanza di una regia atlantica e lo strapotere dell'anticiclone.

Il maltempo che sta interessando il Centro-Sud rappresenta certamente uno degli eventi più significativi di questa fase autunnale, ma sarebbe un errore interpretarlo come una vera svolta della circolazione atmosferica sul comparto europeo. Le piogge abbondanti che stanno investendo molte regioni meridionali e parte del versante adriatico sono infatti legate alla formazione di un vortice ciclonico scavatosi tra il basso Tirreno e lo Ionio, alimentato dall’irruzione di aria fredda nord-orientale giunta sull’Italia nelle ultime ore.
Si tratta di una configurazione che sta favorendo precipitazioni diffuse e localmente intense, accompagnate da venti sostenuti e da un sensibile calo delle temperature. Tuttavia, osservando il quadro su scala continentale emerge una realtà ben diversa: il vasto anticiclone che da settimane domina gran parte dell’Europa occidentale e centrale non è stato realmente sconfitto.
L’affondo freddo proveniente dai Balcani rappresenta infatti una classica manovra di aggiramento dell’alta pressione. Le correnti fredde sono riuscite a scorrere lungo il bordo orientale dell’anticiclone, penetrando verso il Mediterraneo centrale e dando origine alla ciclogenesi sul basso Tirreno, ma senza intaccare il cuore della struttura anticiclonica. In altre parole, l’alta pressione è stata contenuta e temporaneamente arginata, non certo demolita.
È proprio questo il nodo della situazione atmosferica europea. L’Oceano Atlantico continua a mostrare una sorprendente debolezza, incapace di generare quelle perturbazioni organizzate e incisive che normalmente, nel pieno dell’autunno, riescono a sfondare il muro anticiclonico e a ristabilire una circolazione più dinamica. Ogni volta che l’anticiclone sembra sul punto di perdere terreno, riesce infatti a riorganizzarsi rapidamente, tornando protagonista con una nuova espansione verso il continente.
Dalla goccia fredda che rimarrà attiva sul Mediterraneo sembra possibile una reiterazione del maltempo sulle isole maggiori e in mare aperto sul Tirreno tra il 5 e il 6 novembre, ma senza riuscire ad arrivare a coinvolgere le regioni settentrionali, salvo forse l’estremo nord-ovest. Lo vediamo da questa mappa trattata dal modello ICON con le piogge attese venerdì 6 novembre su base grafica Meteologix:

Nei giorni successivi alcuni scenari modellistici continuano a proporre un parziale cedimento della struttura anticiclonica, con infiltrazioni umide atlantiche potenzialmente in grado di riportare precipitazioni al Nord e su parte delle regioni tirreniche.
Non si tratterebbe, almeno per il momento, di una svolta netta e risolutiva. Rispetto alle emissioni dei giorni scorsi, le elaborazioni più recenti mostrano infatti un quadro meno convincente e decisamente più sfumato. I segnali favorevoli esistono, ma appaiono ancora intermittenti e privi di quel supporto modellistico necessario per parlare di cambiamento consolidato.
Ecco una media degli scenari del modello ECMWF per il 10 novembre su base grafica Meteociel:

Come vedete il modello ci prova, ma manca ancora la “smoking gun”, la prova schiacciante della sconfitta dell’anticiclone.
La questione, del resto, non riguarda soltanto la mancanza di piogge sulle aree più penalizzate del Paese. A preoccupare è anche l’assenza di nevicate significative sull’arco alpino. Le montagne attendono quel prezioso fondo nevoso che rappresenta la base indispensabile per l’avvio della stagione invernale e per le attività turistiche legate agli sport della neve. Senza un deciso ritorno delle perturbazioni atlantiche, anche questo fondamentale tassello dell’autunno rischia di continuare a mancare all’appello.
