11:10 2 Novembre 2026

L’anticiclone invadente: un cancro per l’Europa, le cause

L'anticiclone, figura sempre più inquietante, per persistenza, durata e conseguenze sul clima dell'Italia e dell'Europa.

anticiclone potente

Negli ultimi anni gli appassionati di meteorologia hanno avuto la sensazione che gli anticicloni siano diventati sempre più vasti, resistenti e difficili da scalzare dal continente europeo. Non si tratta soltanto di un’impressione. Diverse ricerche scientifiche evidenziano come alcuni meccanismi della circolazione atmosferica stiano favorendo una maggiore persistenza dei campi di alta pressione, con conseguenze evidenti sul clima europeo: periodi più lunghi di siccità, ondate di calore più intense e una crescente difficoltà per le perturbazioni atlantiche a raggiungere il Mediterraneo.

La prima causa va ricercata nel comportamento della corrente a getto, il fiume di venti che scorre alle alte quote dell’atmosfera e che regola il passaggio delle depressioni alle medie latitudini. Studi recenti indicano che la posizione e la struttura del getto atlantico esercitano un controllo determinante sugli estremi climatici europei. Quando il getto rallenta, si ondula maggiormente o si divide in due rami, aumenta la probabilità che si instaurino configurazioni di blocco anticiclonico particolarmente durature.

È proprio il fenomeno del cosiddetto “blocking” che spiega molte delle lunghissime fasi anticicloniche osservate negli ultimi anni. In presenza di un blocco atmosferico, l’alta pressione diventa quasi stazionaria e devia il normale flusso perturbato verso latitudini più settentrionali. Le perturbazioni scorrono tra Islanda, Scandinavia e Mare di Barents, mentre gran parte dell’Europa centro-meridionale rimane protetta dall’anticiclone. Secondo una revisione scientifica pubblicata su Weather and Climate Dynamics, questi blocchi sono sistemi autosufficienti e persistenti, capaci di mantenere condizioni stabili per molti giorni o addirittura settimane.

Un altro elemento importante riguarda l’aumento della persistenza delle cosiddette configurazioni a “doppio getto” sul settore euroasiatico. Le osservazioni degli ultimi decenni mostrano che tali assetti stanno diventando più frequenti e duraturi, favorendo la formazione di robuste cupole anticicloniche sull’Europa occidentale e centrale. Questo fenomeno è stato collegato alla crescita delle ondate di calore europee, che aumentano a ritmi superiori rispetto ad altre regioni dell’emisfero settentrionale.

Anche il cambiamento climatico gioca probabilmente un ruolo. L’aumento delle temperature modifica i contrasti termici tra oceani e continenti e può influenzare la dinamica della corrente a getto e delle onde planetarie. Alcuni studi suggeriscono inoltre che particolari anomalie termiche dell’Atlantico settentrionale possano favorire strutture di blocco a forma di “Omega”, responsabili di estese e prolungate dominazioni anticicloniche sul continente europeo.
Così piove poco, nevica poco e le temperature rimangono per settimane al di sopra delle medie, senza contare il peggioramento della qualità dell’aria nelle aree urbane, che ormai sembra interessare ben poco le istituzioni ma continua a gravare sulle condizioni di salute dei suoi cittadini.

In conclusione, l’anticiclone non è diventato più forte per una sola causa, ma per la combinazione di diversi fattori: maggiore frequenza dei blocchi atmosferici, modifiche del getto polare, persistenti configurazioni a doppio getto e cambiamenti climatici che alterano l’equilibrio della circolazione emisferica. Il risultato è un’Europa sempre più spesso ostaggio di lunghe parentesi stabili, con precipitazioni concentrate in pochi episodi e periodi secchi destinati a durare più a lungo rispetto al passato.
E all’orizzonte, non si vedono miglioramenti…