Le depressioni mediterranee
Le incertezze previsionali prima della formazione di una depressione sul Mediterraneo

Quando si avvicinano le perturbazioni atlantiche, il destino futuro delle condizioni del tempo sulla nostra Penisola, è spesso dettato dalla formazione di una più o meno probabile depressione secondaria sul mare Mediterraneo. L’orografia a volte favorisce questa evoluzione che costituisce però una spina nel fianco per tutti i modelli di previsione matematici.
Spesso il Libeccio che precede il fronte può essere teso e veloce con una curvatura ciclonica, ma ad onda ancora molto aperta, in questo caso non si forma alcuna depressione secondaria e il sistema nuvoloso produce gli stessi fenomeni grosso modo che aveva apportato anche su altre zone, (Francia o Spagna) con marcati effetti orografici ovvero sono maggiormente interessate le regioni nord-orientali e quelle tirreniche centro-settentrionali.
Se la curvatura ciclonica delle correnti è più pronunciata e il fronte già “affonda” con la configurazione barica nel Mediterraneo, con una forma a U o a V abbastanza marcata ad ovest delle Alpi, ecco che diviene molto probabile la formazione di un centro depressionario secondario, con il conseguente invorticamento delle correnti e l’accentuazione dei fenomeni legati al passaggio della perturbazione, che transita però molto più lentamente, rallentata dalla nuova disposizione dei venti, che non la fanno semplicemente traslare da ovest ed est, ma la fanno ruotare attorno ad un centro di bassa pressione che può insistere per 3 o 4 giorni sulla nostra penisola, coinvolgendo quasi tutte le regioni.
I modelli matematici però, incontrano molte difficoltà ad identificare con esattezza che tipo di depressione si formerà, perché l’interazione della massa d’aria fredda in arrivo con le calde acque del Mediterraneo, genera troppi fattori che escono dallo schema utilizzato dai modelli per prevedere il tempo.
La densità della rete di osservazione, la vicinanza con l’Africa dove pochi sono i dati che giungono nella rete meteorologica, sono tutti fattori che fanno in modo che l’Italia si trovi in una delle zone del pianeta (alle medie latitudini), dove meno affidabili sono le previsioni numeriche. Tutto lo scacchiere mediterraneo risente di questo problema, ma basta spostarsi oltralpe che le cose migliorano anche di molto.
Non dobbiamo però ritenere che non ci si possa affidare ai modelli, anzi, sono spesso indispensabili anche per noi, nonostante la scarsa affidabilita dimostrata, specie in condizioni di possibile formazione di un minimo secondario o addirittura “retrogrado”.
Forse non ci viene tolto il piacere di affidarci alla nostra esperienza, indispensabile, ma non sempre risolutrice dei dubbi sul futuro, ma forse avremo ancora la sorpresa di non sapere talvolta con esattezza che tempo farà…
Autore : Luca Ronca
