00:00 27 Luglio 2006

I “diavoletti” di polvere

Cerchiamo di capire meglio qual'è il meccanismo che porta alla formazione di questi vortici.

Durante una gita in campagna o mentre camminiamo su una spiaggia sabbiosa in una bella giornata di sole, può capitare di osservare dei mulinelli di polvere alti anche qualche metro, che somigliano alle trombe d’aria vere e proprie; in questo caso però il cielo è sereno, e niente ci farebbe pensare al manifestarsi di un fenomeno simile.

Il meccanismo che genera tali vortici è legato a quello delle più classiche trombe d’aria, ma anche a quello di tutti gli altri fenomeni simili, a partire dai piccoli mulinelli di foglie che vediamo spesso per strada, fino ad arrivare ai tornado veri e propri.

In pratica la “scintilla” iniziale che fa scattare questi moti vorticosi è una marcata differenza di temperatura fra due strati di atmosfera a stretto contatto; in questo caso gli strati in questione sono:

1) quello in prossimità del suolo, surriscaldato dall’azione del sole (stiamo infatti parlando di giornate senza nubi), che risente poco dell’azione del vento, soprattutto se quest’ultimo è molto debole.

2) lo strato appena al di sopra del precedente (a pochi metri di altezza) relativamente freddo e secco.

Adesso bisogna considerare il fatto che più l’aria è fredda più è densa (e quindi più pesante); nel caso in questione allora i due strati considerati si trovano inizialmente in una sorta di “equilibrio instabile” dal quale in qualche modo devono uscire; in poche parole l’aria più calda va sollevata verso l’alto per rimescolarla con quella fredda ed uniformare la temperatura nei due strati d’aria.

Il moto a rendimento più elevato in tal senso è una composizione fra un moto verticale (indispensabile per il motivo appena descritto) ed uno rotatorio orizzontale, che genera così il “diavoletto di polvere” (questo è il nome del fenomeno); infatti con questo tipo di movimento una particella d’aria che parte da terra compie molta più strada per arrivare ad una certa altezza che non attraverso un semplice moto verticale verso l’alto, e quindi ha molto più tempo per adattare la sua temperatura a quella dell’ambiente che la circonda (in particolare ha più possibilità di raffreddarsi arrivando ad una certa temperatura).

In generale tale meccanismo parte quando nello strato superiore arriva una raffica di vento più forte, visto che in tal modo l’aria sottostante (per attrito) verrà a sua volta invitata al movimento e riuscirà più facilmente a “rompere” l’equilibrio.

Sono fenomeni piuttosto frequenti nelle stagioni di transizione, proprio perché il sole rimane alto sull’orizzonte per diverse ore e quindi riesce a riscaldare il terreno in maniera efficiente (rispetto all’inverno), mentre l’aria a qualche metro di altezza può risultare piuttosto fredda (rispetto all’estate); le zone dove si possono osservare vanno dalle spiagge sabbiose ( in tal caso i diavoletti segnalano l’imminente ed improvviso arrivo di una brezza tesa ), ai deserti, o ai campi senza vegetazione, dove il terreno ha una capacità di immagazzinare calore sicuramente maggiore di molte altre zone (boschi, prati e così via).

Effettivamente i diavoletti spesso si formano anche su una strada asfaltata, ma in questo caso se non ci sono detriti “a disposizione” non si riescono a vedere; comunque sono fenomeni più deboli delle trombe d’aria, ma sono abbastanza potenti da sollevare fino a qualche metro d’altezza ombrelloni da spiaggia e piccoli vasi da fiore in plastica.
Autore : Lorenzo Catania